lunedì 29 dicembre 2008

Compleanni


Ho festeggiato (si fa per dire, sic!) il mio compleanno il 27 dicembre. Ieri invece era il primo compleanno di questo blog. La zia Marta compie un anno e saluta la selezionatissima cerchia dei suoi lettori. Ovviamente è il momento dei bilanci e dei propositi.

Libri letti: 22.
I migliori: Shock Economy di Naomi Klein, utilissimo anche per capire da dove arriva la mega-crisi che stiamo vivendo; Cultura Convergente, di Henry Jenkins, talmente attuale quando l'ho letto da essere diventato già quasi obsoleto; Obama, la politica nell'era di Facebook, di Giuliano da Empoli, che spiegava egregiamente le ragioni per cui Obama sarebbe diventato presidente, La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo, di Gaetano Cappelli, divertente e scritto benissimo, già regalato a gò gò.
Chili persi: -2, nel senso che ne ho messi su un paio proprio nelle ultime settimane.
Achievements (cose realizzate): ho lavorato come una schiava e guadagnato un bel gruzzoletto; ho risparmiato molti soldini che sono tutti finiti nella cava di denaro rappresentata dalla casa nuova (vedi alla voce prospettive per il 2009).
Manie del 2008: questo Blog e Facebook.
Prospettive per il 2009: casa nuova, sempre che riusciamo a convincere gli operai a finirla e a restituirci le chiavi. Sarà Feng Shui: non abbiamo più una lira, e nemmeno un euro, e vogliamo liberarci di tutto il ciarpame accumulato fin qui.
Propositi per il nuovo anno: fare più sport (un déjà vu), ampliare il ventaglio delle collaborazioni professionali, un po' più di divertimento.

In conclusione: si chiude un 2008 al bacio. La zia Marta è stata molto ligia, ha mantenuto un profilo basso e lo ha potuto fare solo perché poi si sfogava su queste pagine elettroniche. Nel 2009 imperverserà vieppiù, perciò continuate a leggere numerosi...

Foto: Flickr.

martedì 16 dicembre 2008

Niente resterà impunito?

FINI, LEGGI RAZZIALI UN'INFAMIA, CHIESA NON SI OPPOSE (ANSA) - ROMA, 16 DIC - Secondo il presidente della Camera, ''oggi fare seriamente i conti con l'infamia storica delle leggi razziali significa avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell'anima italiana. Il che vuol dire sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti di umanità e di solidarietà. Tra queste cause - prosegue - c'è certamente l'anima razzista che il fascismo rivelò pienamente nel 1938 ma che era comunque già presente nella esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime''. E tuttavia, per Fini, ''l'ideologia fascista non spiega da sola l'infamia. C'è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione anti-ebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica''.
''A giustificazione - dice ancora - potremmo addurre il carattere autoritario del regime''; tuttavia, per Fini alla base della mancata reazione della popolazione italiana ci furono altri elementi: ''penso alla propensione al conformismo, a una possibile condivisione sotterranea e oscura di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie anti-ebraiche. Penso soprattutto ad una vocazione alla indifferenza più o meno diffusa nella società di allora''. E allora, è il suo ragionamento, ''denunciare la inequivocabile responsabilità politica e ideologica del fascismo non deve portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli 'italiani brava gente'''. E allora, ''Ricostruire con rigore la vergogna delle leggi razziali, guardare senza reticenza dentro l'anima italiana non serve soltanto per raccontare il passato nella sua completezza. Serve anche e soprattutto a preservare il nostro popolo dal rischio di tollerare in futuro, tra inerzia e conformismo, altre possibili infamie contro l'umanità''.
(ANSA).
FLB 16-DIC-08 11:02 NNNN

Io non commento, ma se qualcuno vuole...
Metto solo il link a un vecchio post, sempre sull'esimio.

mercoledì 10 dicembre 2008

La vita di Hugo Pratt è un romanzo d’avventura » Panorama.it - Libri
La vita di Hugo Pratt è un romanzo d’avventura

* marta.buonadonna
* Mercoledì 10 Dicembre 2008
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“C’erano una volta due amici che scrissero e disegnarono tante belle fiabe, tante avventure colorate da diventare essi stessi personaggi da fiaba”. È tutto in questa frase il succo di Un romanzo d’avventura, il primo libro scritto da Alberto Ongaro nel 1970 e appena ripubblicato da Piemme. Ongaro è stato a lungo sceneggiatore di fumetti, collaboratore e amico fraterno di Hugo Pratt, il grande disegnatore di Corto Maltese e di altri capolavori del fumetto, scomparso nel 1995. Ed è proprio Pratt il protagonista di una storia, che in quello stile nel quale Ongaro eccelle, resta perpetuamente sospesa tra realtà e finzione, tra il presente e il passato, tra la vita e il sogno. È sera tardi a Venezia e Hugo, che ha mangiato molto e bevuto troppo, riceve da Londra la notizia della scomparsa del suo amico di sempre, Paco, un alter-ego dell’autore. Passerà l’intera notte a tormentarsi alla ricerca di una ragione per la quale Paco avrebbe dovuto togliersi la vita gettandosi nelle grigie acque del Tamigi e così facendo ripercorre le tappe della sua vita, della loro amicizia e della passione che li ha accomunati: quella per la letteratura d’avventura.
Mentre Hugo Pratt si sposta da una stanza all’altra della casa veneziana, riconsidera molte delle scelte fatte in passato e si sente mano a mano sempre più responsabile per la presunta morte dell’amico. È stato forse lui a istigarlo a vivere in un mondo irreale nel quale però Paco non si sentiva del tutto a proprio agio e dal quale aveva a più riprese cercato di fuggire per tornare a una realtà che ugualmente non gli apparteneva.
Nell’analisi che cerca di essere lucida sebbene sia screziata di una vena di bonaria follia, Pratt non riesce a districare il vero dal falso e i personaggi fiabeschi, protagonisti dei libri che lui e il suo fraterno amico hanno amato, ma anche quelli che loro stessi hanno creato, cominciano ad affollare la mente di Hugo e le stanze della casa in cui si muove. “Hugo si sentiva come se stesse scrivendo e disegnando la propria storia e dovesse decidere di se stesso come di uno dei suoi personaggi”. Perché la sua vita, come quella di Paco, è una perpetua fuga dalla realtà, che con il suo squallore, la sua brutalità, la sua mancanza di poeticità, è l’unica condizione inaccettabile alla quale infatti Hugo volterà le spalle rifugiandosi nell’unico mondo che senta di conoscere davvero.
Ongaro mostra in questo primo romanzo tutto l’estro di sapiente scrittore con la sua abilità nel costruire storie in bilico tra realtà e immaginazione, proprio come nel suo recente La versione spagnola o nell’altro capolavoro La taverna del Doge Loredan. Qui in più ci regala uno strepitoso ritratto di Pratt, che i suoi ammiratori non potranno che amare.
Antonio D’Orrico presenta il libro, e l’autore, al Mondadori Multicenter di piazza Duomo a Milano, giovedì 11 dicembre alle 18,30.

giovedì 4 dicembre 2008

Tempo


I percorsi urbani con mio figlio sono un videogame a più livelli.
Al Livello 1, facile, bisogna saltare le pozzanghere, al 2, intermedio, bisogna evitare le cacche dei cani, il Livello 3, per solutori più che abili, prevede invece salti ed elaborate deviazioni per non passare sui tombini sparafuoco.
Quando piove, fa freddo, ho le borse della spesa, sta venendo buio ed è proprio ora di tornare a casa, tendo chissà perché a dimenticare i tombini sparafuoco, ma non muoio comunque mai: abbiamo dieci vite ciascuno.
Avere molte vite è essenziale, specialmente ora che lui si fa molte domande sulla morte. E sulla vita:
I giorni sono infiniti?
Qual è l'ultimo numero?
Quando si muore?
Perché la mamma di nonna non c'è più?
Anche io morirò?
Ma tu sei vecchia?

Gli abbiamo spiegato, anima candida, che si muore quando si è molto molto molto molto molto mooooolto vecchi, ma siccome non distingue ancora del tutto ieri da domani non credo che questo concetto lo aiuti molto. Ha solo capito che per lui ci vuole parecchio tempo. Tutti quanti noi invece, dalla baby-sitter ventitreenne in su, abbiamo praticamente già un piede nella fossa.

Di una cosa però siamo entrambi certi: non sarà il tombino sparafuoco a ucciderci. E' l'unica minaccia contro la quale abbiamo vite a sufficienza.

Foto: Flickr

domenica 30 novembre 2008

La campana a morto del femminismo


Tette e culi. Quando il femminismo contava ancora qualcosa era questo che si vedeva in tivvù. Ora che le donne hanno deciso di mollare del tutto gli ormeggi, le tv via satellite, non quelle hard, quelle normali, a partire dalle 10 di sera trasmettono a ripetizione roba che io non fatico a definire pornografica. Donne nude, più che nude, aggrovigliate tra loro, abbarbicate su pali in variegate combinazioni, impegnate in competizioni di un certo livello: miglior perizoma, maglietta bagnata e altre che non me la sento di nominare.
E' vero, sono una bacchettona, e quando anni fa ho cominciato a vedere i primi video hip-hop in cui orrendi energumeni con berretto da baseball, catenazze d'oro e diamanti nei denti si dimenavano circondati da bellissime donne seminude e vogliose cantando versi sempre più esplicitamente hard ho faticato a credere ai miei occhi e alle mie orecchie.
Diciamo che quello che passa su canali come FX o E! ne è la naturale evoluzione.
Ora, non dico che tutte le ragazze debbano desiderare di diventare premi Nobel della fisica o scoprire la cura per il cancro, anche se è ormai acclarato che per fare il Ministro della Repubblica farsi fotografare nude aiuta. Ma quanto si è abbassata la sbarra, quanto si è inabissato l'orizzonte dei desideri, se la massima realizzazione è quella di comparire in tv con addosso il meno possibile e di fatto mimando mosse, gesti ed espressioni da pornostar?
Come abbiamo permesso che il paradigma maschile della donna oggetto riprendesse il sopravvento, facendoci la guerra tra noi per chi deve mostrare più centimetri del corpo? Come ci siamo ridotte a comparse di brutti film hard? E perché pago 42 euro al mese a Sky (o sono diventati 50?) e invece di bei film in anteprima e fantastiche serie tv da un po' di tempo a questa parte quello che ricevo in cambio è una rassegna di chiappe?

Foto: Flickr

giovedì 6 novembre 2008

Yes, we can


Usa, 5 novembre 2008: Barack Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti.

(ANSA) - FIRENZE, 6 NOV - Basta con una politica fondata ''su un verticismo esasperato'', su un ''bipartitismo che è solo un modo diverso per spartirsi la torta'' o dove ''emergono 'nani e ballerine' messi li' dai vertici''. Queste alcune delle considerazioni che hanno spinto Carlo Taormina a riunire un gruppo di ''amici'' e dar vita a un nuovo partito, la 'Lega Italia'. Domani a Firenze il primo atto della nuova formazione politica con la nascita del Comitato costituente che entro 30 giorni dovrà preparare lo statuto da sottoporre all'assemblea che poi approverà anche l'organigramma.
Primo obiettivo di Lega Italia, conferma Taormina, è la presentazione di liste alle elezioni amministrative e a quelle europee, ''anche perché noi vogliamo un'Europa di Stati e non uno Stato europeo - spiega - dove difendere con forza il Made in Italy in tutti i sensi''. Taormina, avvocato penalista, è stato spesso al centro delle cronache per la difesa di imputati 'eccellenti' e di casi 'molto contrastati'. Nel 1996 aderì a Forza Italia e nel 2001 divenne sottosegretario agli Interni con delega all'antiusura e antiracket, carica da cui si dimise dopo una serie di polemiche per 'conflitto di interessi'. Polemiche segnarono anche la sua esperienza alla guida della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi.
Taormina assicura di avere ancora ottimi rapporti con il premier Silvio Berlusconi, tanto che la nuova formazione punta anche ad un recupero ''del berlusconismo, che è stato tradito da chi doveva farlo crescere e un po' da Berlusconi con il verticismo esasperato, ma siamo contro la fascistizzazione di Fi''. Lega Italia, infine, critica l'attuale potere politico ''troppo Milano e nord centrico'', conclude Taormina. (ANSA).
MU 06-NOV-08 14:48 NNNN

In America hanno appena eletto Barack Obama, ma noi abbiamo Carlo Taormina...
Più berlusconista di Berlusconi, contro il bipolarismo attuale (?) che è solo un altro modo per esercitare giochi di potere, Taormina colpisce ancora. Lega Italia, mette insieme i leghisti sud-padani e i forzitalioti a cui sta antipatico Alemanno. Insomma il nuovo partito che tutti stavamo aspettando, l'alba di una nuova era, le speranze dell'Italia perbene che si realizzano.
Noi tutti finalmente abbiamo una voce e, prima che ve lo domandiate smarriti, ho il piacere di annunciarvi che... yes, we can:
avere un'Europa di Stati anziché uno Stato europeo, per contare se possibile ancora meno sullo scacchiere internazionale, yes, we can;
batterci contro 'nani e ballerine' messi lì dai vertici, gli stessi con cui eravamo pappa e ciccia fino a tre secondi fa, yes, we can;
difendere con forza il Made in Italy in tutti i sensi, dalla camorra al diritto di ogni avvocato di Berlusconi di diventare ministro, sottosegretario, o almeno fondare un proprio partito, yes, we can.

Non vi sentite già più partecipi di questa Italia 3.0? 

giovedì 23 ottobre 2008

Celebrity


Da bambina volevo essere come Heather Parisi. Era bellissima, bravissima, simpaticissima. Indossava certe tutine maculate che se fossero messe all'asta me le comprerei ancora oggi. Aveva splendidi capelli biondi e bellissime gambe che usava, tra le altre cose, per fare mitiche spaccate verticali, delizia dei miei sabati sera casalinghi. Erano casalinghi perché avevo tipo otto anni, e al momento del balletto mi mettevo a ballare anche io, scuotendo la testa e improvvisando spaccate a mezz'aria. Ma come facevano i miei a sopportarmi? E perché proprio quelli erano gli unici momenti in cui mia sorella non cercava di uccidermi? Vivevo il mio sogno e forse tutti loro lo capivano e sorridevano bonari delle mie performance.
Fast forward non fatemi dire di quanti anni (meno di trenta ma più di venticinque), leggo preoccupata sui giornali che la tv, oggi come allora, è il demone in salotto, causa di tutti i mali. Comportamenti violenti, apatia galoppante e soprattutto pessimi esempi per i nostri figli.
Una robusta cura a base di Heidi e Puffi ha ricacciato fuori dalla mente di mio figlio gli orridi Power Ranger, perciò non ho altro da temere, mi dico. Sono esempi positivi e rassicuranti, poca tv, scelta da noi. Sto a posto.
La sorpresa è che quando non puoi ispirarti alla tv, che fai? Prendi spunto dalla vita reale. Succedeva anche a me quando, spente le luci del varietà, smettevo di essere una snodata sventolona e mi trasformavo alla velocità della luce nella cassiera del supermercato. Erano i bei tempi in cui ancora pigiavano i prezzi sui tasti, niente a che vedere coi lettori ottici: chissà che code... comunque mi piaceva. Mi sembrava una persona autorevole e adoravo la meccanicità del suo lavoro, il modo cortese ma leggermente svogliato con cui comunicava il totale, la sensazione che avesse sempre qualcos'altro di meglio da fare ma decidesse comunque ogni mattina di trascinarsi alla cassa della Superette per il bene dell'umanità.
Mio figlio gioca, parla tra sé e scopro che ripete come una specie di mantra: "Signore ce l'ha una monetinaaaaaaa? Grazie comunque e buona giornataaaaaaaaaaaaa". E' il ragazzo che chiede gli spicci sulla strada da e per la scuola. Cortese, urbano, direi che sembra uno che se la passa discretamente. Certo non veste firmato, però ho l'impressione che si faccia ogni tanto lo shampoo ai lunghi capelli castani, e il maglione che indossa è un po' liso ma decoroso. La chiave di tutto è il tono professionale, più da pubbliche relazioni che da elemosina, con cui chiede, ringrazia se dai, e ringrazia anche se non dai.
Mio figlio ha per lui una forma di ammirazione. Lo cita nei suoi giochi, lo vuole impersonare, vuole fare a turno a chi dà gli spicci e a chi li rifiuta. Un po' come quando a due anni voleva fare il musicista e come prima cosa si procurava la coppetta in cui mettere le monete dei passanti.
A essere onesta devo dire che quando ha messo piede su un camion dei pompieri ha affermato di voler fare il pompiere e quando è andato dall'oculista voleva fare l'oculista. Non ha ancora invece esplicitato il desiderio di fare il mendicante, perché non capisce bene di che si tratti.
Comunque oggi io e lui abbiamo giocato al Superenalotto e ci avanzava un euro. Il maître à penser di mio figlio era proprio fuori dalla ricevitoria e così abbiamo pensato di darlo a lui. Noi non abbiamo vinto niente, ma potergli dare quest'obolo ha reso un quasi cinquenne estatico.
Foto: Flickr

martedì 7 ottobre 2008

Risparmio energetico: per gli Usa una primizia assoluta


Lo capisci dai servizi che vanno in onda su Fox News che solo l'aumento vertiginoso del costo del petrolio comincia a spingere gli americani a domandarsi come "risparmiare" l'oro nero. La giornalista in tailleur sta in piedi accanto a un SUV delle dimensioni di un camion Iveco e spiega che smontando il portapacchi dal tetto si può risparmiare fino al 10% alla pompa di benzina. Di usare un'auto che beve meno o, diononvoglia, prendere l'autobus, non se ne parla neanche. Per arrivare a quello ci vorrebbe una crisi tipo 1973.
Menomale che adesso tutto si risolverà grazie al tandem McCain-Palin che, una volta eletti, si metteranno a trivellare di persona tutta l'Alaska per rendere gli Stati Uniti finalmente indipendenti dall'energia straniera. Che razza di giacimenti ci saranno poi in Alaska perché basti scavare un po' di pozzi lì per mettere tutto a posto non si sa. Quel che è certo è che anche Bush nella sua prima campagna elettorale, cioè ben 8 anni fa, aveva fatto questa stessa promessa: indipendenza degli Usa dall'energia straniera. Ma sulle promesse non mantenute da W. non vale la pena spendere molte parole.
Già ma l'ambiente? Cioè non è che il problema sia solo che il petrolio costa di più. E' che bisognerebbe trovare altre fonti di energia, (diverse dai combustibili fossili) per evitare di emettere ancora quantità raccapriccianti di gas serra con le conseguenze che conosciamo. Anche di questo gli americani cominciano vagamente a rendersi conto, ma pare si tratti di una verità troppo deprimente, che è bene sia loro svelata senza spaventarli troppo. Questo almeno è ciò che si deduce leggendo il Green Book, libretto di consigli per gesti quotidiani che possono aiutare a proteggere l'ambiente, la cui principale preoccupazione sembra essere quella di rassicurare tutti che "non sono richiesti sacrifici" e che "il vostro tenore di vita potrà restare esattamente quello di oggi". Beh, che dire? Vista la spaventosa crisi finanziaria che ha investito i mercati, si spera che il tenore di vita di molti americani che non hanno più un tetto sulla testa e nessuno che gli paghi i debiti possa al contrario migliorare.
Dai consigli elargiti nel libro si capisce molto di quanto i "padroni del mondo" siano abituati a scialacquare. Un esempio per tutti è l’invito a comprare una moto con motore a quattro tempi per sostituire la propria vecchia due ruote: se lo facesse il 15% di chi acquista una moto nuova “l’energia risparmiata potrebbe tenere accese le luci di Las Vegas per un anno intero”. Alla faccia del risparmio energetico!
Foto: Flickr.

venerdì 3 ottobre 2008

La mappa del mondo



10%. Nonostante io mi senta una discreta viaggiatrice è questa in soldoni la percentuale di mondo che ho visto. L'Europa è davvero piccola. E tenete conto che dell'Australia in realtà ho visitato quasi solo il Queensland... Insomma è facile con TripAdvisor contare le singole città e sentirsi in gamba. Ma quando si parla di paesi, aver visitato Vienna, Innsbruck e Salisburgo non mi aiuta granché nella conquista delle terre emerse.
Il servizio è sul sito World 66.

giovedì 2 ottobre 2008

Sarah Palin e John McCain: chi è più discriminato?

"Sarah Palin is utterly unqualified to be vicepresident". Non le manda a dire il columnist Fareed Zakaria nell'articolo che compare sull'ultimo numero di Newsweek, che del resto già dal titolo dice tutto: Palin is ready? Please.
"Qualcuno", invoca Zakaria "può per favore togliere Sarah Palin dalla sua agonia e dirle che quello che in realtà vuole è, per usare quella meravigliosa espressione della politica americana, passare più tempo con la sua famiglia?"
Chissà se pensava di salvarsi dalle critiche ribattendo con accuse di sessismo mandate a casaccio. La verità è che nessuno in America, dai comici ai commentarori politici, sembra farsi problemi a impallinare Palin a ogni occasione. Oggi è il gran giorno del confronto con Joe Biden, il candidato vice di Obama, quello per prepararsi al quale la Palin è stata rinchiusa con i guru della campagna repubblicana per mandare a memoria slogan a effetto e qualche frase vagamente intelligente da dire sulla politica estera americana, che non sia "Vedo la Russia da casa mia", come nella spassosa imitazione che ha fatto di lei la comica Tina Fey.
Riusciranno i nostri eroi a fare della Palin una candidata sensata per la vicepresidenza o dovranno continuare a vivacchiare facendole dire ogni due minuti che chi la critica è sessista? In realtà, come spiega bene Giuliano da Empoli nel suo libro Obama. La politica nell'era di Facebook, l'unica discriminazione ancora accettata dal politically correct americano non colpisce lei ma il suo compagno di ticket John McCain ed è quella nei confronti del vecchio. 
Cito testualmente: "Lo dimostrano siti come thingsyoungerthanmccain.com (cose più giovani di McCain) - tra le quali rientrano il Monte Rushmore, il vaccino antipolio e la penna a sfera. Si può immaginare un equivalente in termini razziali che non susciterebbe un putiferio e l'unanime condanna di tutti i commentatori?".
Comunque sulla sua scelta della Palin come vice-presidente il giornalista di Newsweek commenta sarcastico: "McCain dice di mettere sempre al primo posto il paese. In questo caso importante semplicemente non è vero".
E ora l'angolo del buonumore.



mercoledì 1 ottobre 2008

Ultime notizie dallo spazio


da Panorama

Forse è il segno che solo ora stiamo realmente entrando nell'era spaziale. Di certo negli ultimi giorni sono successe parecchie cose al di fuori dell'atmosfera terrestre, tante da chiedersi se non valga la pena mandare in orbita un corrispondente per tenere il passo con gli eventi.

Cominciamo dalla missione cinese. La Shenzhou VII è partita con tre astronauti a bordo e tornata con l'equipaggio sano e salvo. La Cina diventa così la terza potenza mondiale ad essere riuscita nell'impresa di mandare un uomo in orbita, anche loro hanno un eroe dei cieli che ha fatto la sua camminata dello spazio. Zhai Zhigang è sbucato dalla navicella per il tempo necessario ad ancorarsi ben bene e a sventolare una bandierina della Cina. Si tratta del primo passo nella corsa che la superpotenza ha intenzione di compiere nello spazio con tre obiettivi a dir poco ambiziosi: stazione spaziale, uomo sulla Luna e uomo su Marte.

Il video della passeggiata spaziale





Ma i viaggi spaziali non sono già più una prerogativa delle grandi potenze. Domenica 28 settembre, proprio mentre la navicella cinese rientrava sulla Terra, il primo "razzo commerciale" con a bordo un manichino, veniva spedito in orbita. A realizzare il lancio da record è stato Elon Musk, multimilionario co-fondatore di PayPal, il sistema di pagamento più usato su internet, reso popolare soprattutto dal sito di aste eBay. Il Falcon 1 non è il primo tentativo della sua compagnia, la Space X, di mandare in orbita una navicella. Altre "missioni" erano fallite nei due anni passati in differenti stadi di svolgimento a causa di perdite, guasti o errori di valutazione. Il prossimo appuntamento è per il Falcon 9, dotato di nove motori Merlin, laddove il Falcon 1 ne ha uno solo, che sarà mandato a Cape Canaveral entro fine anno, per essere usato dalla Nasa come cargo, e chissà magari in futuro anche per il trasporto di equipaggio, verso la Stazione Spaziale Internazionale. Tra i prossimi obiettivi della Sapce X il lancio di Falcon 1e, una navicella che dovrebbe essere in grado di arrivare sulla Luna e sbarcare un robottino che scatti e trasmetta immagini sulla Terra. La prima missione che riuscirà in questo intento grazie a soli finanziamenti privati vincerà il Google Lunar Prize, messo in palio dal colosso di Mountain View per il 2012. Si tratta di 20 milioni di dollari che evidentemente a Musk fanno gola.

Il video della missione del Falcon 1




Il video introduttivo del Google Lunar Prize




Che ne è stato invece della Virgin Galactic? In molti erano convinti che se c'era un uomo in grado di sfidare le nazioni nella corsa alla conquista dello spazio questo fosse il carismatico Richard Branson. Ma i piani del magnate che ci aveva promesso l'equivalente spaziale dei voli low-cost, cioè una flotta di velivoli in grado di portare passeggeri a zonzo dello spazio in assenza di gravità, hanno subìto per ora una battuta d'arresto. Il suo WhiteKnight Two (Cavaliere Bianco Due), che avrebbe dovuto fare il suo volo inaugurale questo mese non parte, ma dall'azienda assicurano che la missione è solo rimandata e che entro l'anno sicuramente si svolgerà. L'ottimismo degli esordi, che fece promettere a Branson l'inizio dei voli commerciali nel 2007, è stato raggelato dall'esplosione avvenuta nel deserto del Mojave a giugno di quell'anno durante i test per mettere a punto proprio la prima navicella in grado di trasportare oltre all'equipaggio anche i primi passeggeri. L'incidente costò la vita a tre impiegati. Ora si parla del 2010 come anno del probabile inizio di voli "regolari" nello spazio.

E adesso Hubble, l'occhio terrestre sulle galassie lontane. E' un problema informatico quello che impedisce al momento al mega-telescopio di archiviare i dati raccolti con la sua strumentazione e di inviarli alla Terra. Proprio questo inconveniente ha convinto la Nasa a rimandare la missione dello shuttle Altantis, prevista per la fine di ottobre, che aveva lo scopo di effettuare alcune riparazioni e aggiornamenti sul telescopio. Adesso toccherà aspettare almeno febbraio, perché bisogna preparare un kit specifico per aggiustare il guasto imprevisto.

Lanciato in orbita nel 1990, Hubble potrebbe, se le riparazioni in programma saranno eseguite con successo, continuare a svolgere il suo lavoro anche nel prossimo decennio.

Infine Marte, la vera nuova frontiera dei viaggi spaziali. Il Phoenix Lander ha appena scoperto la presenza di cristalli di ghiaccio nelle nuvole che stazionano a circa 2 miglia dal pianeta. Insomma, come titola il Los Angeles Times, è la neve la previsione a sorpresa per Marte. Ma forse anche in questo caso, come per Hubble, la sopresa maggiore consiste nella longevità della missione. Inizialmente doveva durare 90 giorni, poi allungata di altri 30. Adesso la Nasa annuncia che la durata della missione viene estesa indefinitamente. In pratica andrà avanti finché il Lander resterà funzionante.


Foto: Space X

La sicurezza degli epiteti

Sono tra noi. Molto visibili, spesso in gruppo, diversi, scomodi. Di primo acchito non è che sia sempre facilissimo rendersi conto se si tratta di studenti, impiegati, vu cumprà, spacciatori o terroristi. Sono scuri, in varie gradazioni, il che fa già di loro una categoria ben definita e ci toglie dall'obbligo di doverli incasellare diversamente.
Ammetto che io lo faccio di continuo. Casalinga frustrata, studente sfigato, aspirante manager, mamma stressata, negoziante odioso, vecchio solo. Voi no? Non etichettate la gente al primo sguardo?
Beh, beati voi che siete così tolleranti. Io mentre cammino con passo marziale tra l'asilo di mio figlio e il supermercato butto occhiate distratte ai lati del percorso e mi faccio un'idea di massima di chi mi sta attorno. Essendo l'orgoglioso frutto di una lunga evoluzione, nonché il prodotto di una ventina d'anni di decente istruzione, sono chiaramente disposta a farmi stupire. Magari l'aspirante manager è in realtà un webdesigner hippy di ritorno da un funerale, la casalinga è un assessore del Comune, e il negoziante ha appena avuto i ladri in casa.
E i neri? I neri sono neri, chissenefrega. Non è che devi star tanto lì a chiederti che cosa sembrano e cosa sono in realtà. Nel dubbio puoi provare a picchiarli, che tanto qualcosa di male l'han fatta di sicuro. Come Emmanuel Bonsu Foster. Studente alle scuole serali? Mah, questo lo dice lui. Intanto inseguiamolo, diamogli una saccata di botte, perquisiamolo, lasciamolo nudo per un po' e diciamogli che quello nell'altra stanza ha già confessato tutto.
E' ovvio che lui finga di non sapere di che diavolo stiamo parlando. Non fanno forse tutti così? Ma con qualche calcetto ben assestato e due pugni ben piazzati, magari la memoria gli torna.
Se poi non c'entrava davvero niente con lo spaccio di droga, pace: abbiamo solo picchiato un "negro".
Benvenuti a Parma, una città dove il crimine si combatte così, senza guardare troppo in faccia nessuno. Tanto per distinguere il bene dal male basta appena uno sguardo.

domenica 28 settembre 2008

La consapevolezza dell'ape

- Le mosche pungono? 
No. 
- I moscerini pungono? 
No. 
- Le zanzare pungono? 
Sì. 
- Le api pungono? 
Sì. 
- Ma esistono le api? 
Certo che esistono, non è mica come i fantasmi o le streghe che fanno paura ma sono solo invenzioni. Le api esistono, ma comunque in città ce n'è poche (sic!).
-E perché ce n'è poche?
Perché vanno dove ci sono i fiori. Tu ne vedi tanti di fiori nei vicoli sotto casa?
- No, ma pungono? ...AD LIBITUM...

Mio figlio è in quella fase della vita (per me è terminata una ventina di mesi fa), in cui vorrebbe avere la matematica certezza che non gli succederà assolutamente mai niente di brutto. In particolare è fissato con gli insetti pungenti e soprattutto con le api. In pratica lui vorrebbe che venissero sterminate, come io topi, scarrafoni e piccioni, o almeno che esistessero in posti come il bosco di Winnie Pooh o il Madagascar (per lui entrambi sinonimo di cartone animato) e che non vi fosse per lui alcuna possibilità di incontrarne una, né ora né mai in futuro.

Cerco di rassicurarlo sul fatto che un incontro è improbabile, che anche incontrandone una, prima che questa lo punga lui deve farla proprio grossa, darle fastidio eccetera e poi, non vedendolo ancora convinto, gli dico. "Ma vuoi sentire cosa ti fa una puntura di ape? Così ti rendi conto che se anche succedesse non è mica la fine del mondo".
La sua risposta è no, ma capisco che è curioso, sicché gli do un pizzico con l'unghia sul braccio e lui urla: "Fa male!". Sì, gli rispondo io, ma dura un secondo.
E poi calo l'asso. La storia del pungiglione e della povera apina che muore perdendolo e che quindi non le conviene perdere tempo a pungere te ecc. ecc. ecc.
La sua domanda successiva è pertinente e pragmatica: "Sì, ma l'ape lo sa che muore?".

Immagine: Flickr

giovedì 25 settembre 2008

La lezione del tempo perso

Ma su, andiamo, ma come devi stare per passare del tempo, anche poco, all'interno di un mondo virtuale dove in sostanza non c'è una missione e non succede un bel niente, e dove ogni tanto girellando incontri i resti di quelli che si sono appena scollegati sotto forma di avatar pietrificati mentre fanno la gobba (vero Leo?). Dicevo, come si fa? Sì, ci sono stata su Second Life, sono salita su una specie di jeep, ho fatto due giri, incontrato qualcuno che mi ha apostrofato con commenti ineleganti, schivato come potevo qualche povero gobbino e poi mi sono trasformata in gobbina io stessa scollegandomi dal gioco.
Losers! Perdenti!.
Attenzione, questa è la storia di una redenzione, perciò se siete fan di Second Life continuate a leggere.
E che dire di quelli che passano buona parte del loro tempo libero (ma forse tutto il loro tempo è privo di impegni) a reinventare e riscrivere le storie dei loro personaggi preferiti, di tv, cinema, libri, fumetti e così via? Si chiama fan fiction e ha ormai dignità di genere letterario a sé, "popolare" e "democratico" perché si fa online, gratis e senza limiti posti alla fantasia.
Riscrivere la storia dei Pirati dei Caraibi? Non proprio, magari continuarla, cambiarla, aggiungere episodi, buttar dentro nuovi personaggi... Lo fanno ragazzini di 10-12 anni con Harry Potter e imparano in questo modo ad amare la scrittura oltre che la lettura. Il che li rende sicuramente più acculturati e intraprendenti di come ero io a quell'età (con buona pace di Gerald Durrel, della sua famiglia e degli altri animali).
Insomma attenzione, qui si schiude un universo di consapevolezza che porta dritto dritto alla rivalutazione di tutti i "passatempi" che io avrei bollato come idioti non molto tempo fa. E poco importa che io non abbia voglia di dedicarmici in prima persona.
Non ho voglia di creare un organismo monocellulare, che poi diventa una creaturina primordiale, che si trasforma in una specie di anfibio, che poi si sviluppa fino a conquistare il cosmo. Ma non c'è dubbio che Spore rappresenti un'evoluzione del videogioco che ha del magico e sicuramente anche una forte componente educativa. Certo, poi i giocatori sono dei burloni, perciò nella demo messa online qualche tempo fa la gente si è sbizzarrita sostanzialmente a costruire diverse varianti di, come posso dire?, falli. Ma l'idea è buona. Forse molto buona.
Possiamo imparare da quello che facciamo come riempitivo/divertimento/esperimento?
La risposta è sì. Possiamo imparare da ogni cosa, anche da una bufala come Second Life, che è partito come virtual social network presunto "fico" per diventare di tutto: centralina di e-commerce, piattaforma di e-learning, ambiente di riabilitazione per persone affette da disturbi della socialità.
Sicuramente il tempo che perdiamo girovagando su internet tornerà utile domani sotto forma di maggiori conoscenze, contaminazioni di idee, consapevolezza, partecipazione. E, ci perdoni l'indimenticato Gaber, oggi lo si può fare anche sopra un albero.
Del resto non è forse vero (o almeno così vogliono farci credere) che le migliori idee partorite da Google, Chrome incluso, sono state pensate dai dipendenti nel 20% del tempo che viene loro pagato per non fare assolutamente niente se non "cazzeggiare"?
Mi ha interdetto un po' constatare che in sostanza abbiamo riconquistato il tempo perso. Oggi perfino il gameboy è diventato utile e la Nintendo Ds è ormai oggetto culto dei quarantenni. Li vedi sui treni, che si affannano a pigiare forsennatamente coi pollici sulle loro console portatili e pensi: "Poveretto, non ha più l'età per Donkey Kong" e in realtà stanno ripassando le tabelline e mettendo in ordine decrescente infinite serie di numeri primi per mantenere giovane il cervello. "Adesso", ho pensato, "toccherà trovare un nuovo modo per sprecare ore preziose delle nostre vite". Poi è arrivata Facebook.
Sempre sia lodata.

Foto: Flickr

lunedì 22 settembre 2008

Backup

Arriva per tutti il momento di conservare i ricordi in un posto sicuro. Il casino non è tanto dove, ma cosa. Il 90% di quelli che oggi fanno un backup dei file conservati sul computer sostanzialmente vuole mettere al sicuro le foto delle vacanze. Sono tra quelli, ovviamente. C'è però anche una serie infinita di documenti (più che altro file di testo) che vanno dalla lista dei regali di Natale all'ultimo pezzo scritto, che in qualche modo sento di dover salvare per i posteri. Ma quanto pattume si nasconde tra le pallide cartellette che affollano il cartellone Documenti?
Voglio davvero salvare tutto o questa è l'occasione per buttar via un po' di roba inutile e limitare l'impatto? In realtà ho comprato un hard disk da 1 Terabyte (1000 GB) proprio per non dovermi fare questa domanda. Però tant'è il backup non l'ho ancora fatto ma ho invece cominciato a dare un'occhiata alle cartelle dai titolo più oscuri per capire che caspita ci sia dentro.
Che posso dire? Voi non fatelo!
Il mio orgoglio di giornalista free-lance trema, ma devo pormi la domanda: perché ho un file che si intitola "Proposte per tutti"? E perché con tutto l'arretrato che ho, la cartelletta "Da fare", creata chiaramente in un momento di stress, risulta vuota?
Vabbè. Tra le macerie è emersa, con l'insospettabile titolo "Testi", anche quella che definirei una chicca, che risale a circa un anno e mezzo fa.
Eccola.

Ieri sono andata al concerto di Luca Carboni con Silvia e mi sono chiesta: che cosa ne è stato degli ultimi quindici anni? Stavo facendo mangiare Leonardo a pranzo e gliel’ho chiesto di botto: Che cosa ho fatto negli ultimi quindici anni? Non ha detto niente, come fa quasi sempre quando non capisce la domanda.
Sono stata davvero così lontana da me? Oppure la persona che ero ora non c’è più? Eravamo femmine adolescenti, carne da macello per cantautori di serie B, mezze donne perennemente imperfette senza la carità di un’estetista, avevamo paura di tutto e nessuna certezza dei nostri mezzi, vivevamo di stenti emotivi e volevamo farci stringere tra braccia forti, nuove.
Qualcuno aveva un’idea della verità e ce ne avrebbe parlato. Nell’attesa ci dovevamo accontentare di sentircele cantare da Carboni, o chi per lui.

Oggi abbiamo 33 anni e ci emozioniamo a sentirgli ragliare: “Chissà se tu sei cambiata, chissà dove sei finita, in questo lampo di vita, chissà se sei stata amata. Chissà se quella ferita, chissà se poi è guarita, in questo lampo di vita, chissà se ti sei salvata…”.

Ci mancano le due sedicenni che eravamo. Sfigate, pulite, ignare, potenti di tutta la vita che avremmo di botto vissuto a un certo punto. Sì, ci saremmo tuffate nelle acque ghiacciate un giorno, e la vita vera ci avrebbe investito come un tram carico di possibilità. E in fondo non è questo il tema della canzone che Carboni continua a cantare da vent’anni? Tutto può cambiare, anzi, ho paura all’idea di non cambiare. Tutto può ancora succedere. Però, l’ho notato per la prima volta al concerto, c’è un altro tema-chiave, che ritorna e ritorna. Quello del “siamo ancora tutti bambini”: la neve è sempre una novità, facciamo i dribbling allo specchio, ci ricordiamo la mamma che stirava in cucina, e da bambino sognavo di fare il benzinaio... Mi verrebbe da urlargli “È LA VECCHIAIA, LUCA!”

Oggi ho osservato Leonardo mentre giocava in cortile e ho avuto una stretta al cuore pensando che deve ancora patire tutto, che la vita deve ancora ferirlo, e che sta cominciando a portare un peso che a me sembra per lui già eccessivo. Lo vedo sguarnito, esposto, fragile. Ha tre anni e io so che soffrirà. E poi sentirà una nostalgia lacerante di quando pensava di soffrire. Deve ancora vivere interamente il ciclo. Deve ancora diventare bruttissimo e desiderare ardentemente un contatto fisico con persone che lo respingeranno. Deve ancora pensare di non avere speranza e poi farsi il culo per realizzare qualcosa. E arrivare un giorno a star seduto in un teatro pieno di gente che non gli assomiglia a farsi spiegare la vita da un cantante che si vergogna di ascoltare.

giovedì 28 agosto 2008

Con le pinne, il fucile e gli occhiali

Come spiegare a mia sorella, che vive all'estero da 20 anni e crede dell'Italia solo ciò che legge sul Financial Times, che il nostro non è un Paese del terzo mondo?
"A voi le notizie non arrivano", "Le tv seppelliscono le storie allucinanti su Berlusconi", "Quando ha dato del kapò a Schultz di fronte a tutto il Parlamento europeo in Italia non ve l'hanno trasmesso".
Beh, purtroppo NON E' VERO! Che bello è poter ancora credere, da italiana che ormai si sente inglese, che gli italiani, instupiditi da decenni di tv decerebrante, vengano tenuti all'oscuro di ciò che accade e per questo si ostinino a votare un uomo che, se sapessero ciò che ne sanno gli inglesi, non avrebbe altrimenti alcuna chance di guidare il Paese?
Mi piacerebbe davvero che fosse così, perché vorrebbe dire che agendo sull'informazione si potrebbero comunicare agli italiani alcuni semplici dati di fatto che aprirebbero loro gli occhi impedendogli di rivotare il Berlusca. Peccato che tutte o almeno molte di queste sgradevoli verità gli italiani le sappiano già. E non gliene frega niente. Anzi!
In occasione dell'uscita sul kapò di Berlusconi ricordiamo Gianfranco Fini sprofondato nella poltroncina che alza le sopracciglia imbarazzato: "Che figura", sta pensando, "questa è davvero troppo grossa". Ma non gli è sembrata troppo grossa la marachella che ha fatto lui: una bella immersione nelle acque cristalline e proibitissime della riserva naturale di Giannutri accompagnato da un'imbarcazione dei Vigili del Fuoco.
Quante volte fa schifo 'sta cosa? Lì è vietato perfino il transito con la barca, figurati ancoraggio, tuffo, immersione e compagnia. Accompagnato dai vigili poi, come scorta privata, tanto non c'hanno una mazza d'altro da fare. E lui, nella persona del suo portavoce Fabrizio Alfano (sì, li scelgono per cognome...), manda a dire: "E' stata una colpevole leggerezza. Pagheremo la multa".
I giornali la riportano, quindi il problema non è venire a saperlo o esserne tenuti all'oscuro. Secondo me il vero problema è che Ermete Realacci, ex presidente di Legambiente e attuale ministro dell'Ambiente del governo ombra ha dichiarato "Almeno Fini ha riconosciuto l'errore e ha dichiarato che pagherà la multa", come se davvero non si aspettasse proprio niente di meglio, anzi semmai un gesto dell'ombrello.
E i Vigili che ce l'hanno portato che dicono? "Pensavamo che ci fosse un nulla osta speciale".
Eccerto! Fate largo, passa l'imperatore. Che le acque di Giannutri addirittura si spalanchino, così può guardare meglio le gorgonie sul fondale.
Non è che non ci vengano dette le cose, è che ci inchiniamo al potere come se fossimo davanti ai superpoteri dei supereroi.
Dimissioni da Presidente della Camera (terza carica dello Stato)? Per un tuffetto? Manco a parlarne! Voi però non fatelo. E infatti noi ci limitiamo ad ammirare che uno come lui se lo possa permettere, con tanto di scorta subacquea, nel caso un dentice volesse provare a fargli la bua.

Comunque, tanto perché repetita juvant...

martedì 26 agosto 2008

I'll see you in my dreams

Una chicca scoperta grazie allo zio Tom.
Anche se non ci siete mai stati, non vi ricorda le Hawaii?
Potere dell'ukulele.

venerdì 25 luglio 2008

Il mio amico, mio cugino

Forse non volevo saperlo. Che una certa Sharon ha regalato a mio cugino un rotolo di carta igienica.
Prima che vi facciate delle domande (su che cavolo di regalo sia, su come l'ho saputo, su che tipo sia mio cugino e su quali perverse dinamiche mi leghino a lui) devo dirvi che è tutto virtuale.
L'altra sera, alla fine di una lunga giornata di lavoro, sono andata su Facebook e ho avuto un momento compulsivo. Ho cercato nell'ordine: la mia compagna di banco delle medie, un mio vecchio amorazzo, il figo che non mi cagava quando ero al Liceo, e il mio cugino che vive alle Hawaii.
La mia compagna delle medie in realtà ha trovato me prima che io trovassi lei. Bene! Ci siamo scambiate qualche convenevole sulle ferie. A dodici anni eravamo inseparabili, ne abbiamo circa 35, devo aggiungere altro?
Il mio vecchio amorazzo è su Facebook, ma voglio davvero mandargli una "richiesta di diventare mio amico di Facebook"? Cioè su che basi? Ciao, sono passati 16 anni, ma sicuramente ti ricordi di me... Mi spiace solo che dalla foto formato francobollo che mi è dato vedere (non essendo "ammicci" non accedo al suo profilo con la fotona formato gigante) non si capisce se è invecchiato bene o male: acc...
Il figo che non mi cagava al Liceo è un'invenzione: anche a voler abbellire i ricordi, di fighi al liceo linguistico (23 femmine e 3 maschi) ce n'erano proprio pochi. L'unico che c'era è il mio miglior amico. Perché non ti metti su Facebook?
Così ecco che divento amica di mio cugino. E' su Facebook da poco, vive alle Hawaii. Alla mia richiesta risponde dicendomi che quasi non mi riconosceva dalla foto: te credo, gli rispondo, l'ultima volta che mi hai visto avevo ancora l'apparecchio ai denti. Spero la prossima di non avere già l'apparecchio acustico.
Tutto molto bello. Scriviamo di mia sorella che si è sposata, e che in questo momento è in una Honeymoon suite al Bellagio di Las Vegas a puppare champagne e a trattare gli americani come loro trattavano noi negli anni Cinquanta: volere dollaro?
Gli comunico che secondo me ha capito tutto della vita. Da Napoli a Maui: Lost al contrario.
E poi stasera, mi collego e a tradimento la prima cosa che appare nel mini-feed sui miei amici di Facebook è che 'sta Sharon ha regalato a Giampaolo un rotolo di carta igienica virtuale.
Cioè, intendiamoci, buon per lui, buon per loro, approvo ogni forma d'amore. Però...

venerdì 20 giugno 2008

Sex & the City

Le donne pensano allo shopping quanto gli uomini pensano al sesso. Lo ha stabilito un sondaggio svolto dalla rivista Cosmopolitan, quindi quanto a rigore scientifico lasciamo perdere. Ma sarà vero?
Le donne pensano molto a entrambe le cose. Questo almeno era l'assunto alla base del telefilm culto Sex & the City, in cui si vedevano belle donne e begli uomini con vestiti fantastici (e assai spesso senza) condurre esistenze dorate in case spaziali.
Un'esperienza celestiale che ho potuto rivivere insieme a un paio di amiche, anche loro affezionate alla serie, andando al cinema a vedere Sex & the City - the movie.
Senza aspettarci un film che avesse tutte le soluzioni a dubbi, dilemmi, frustrazioni e delusioni di noi povere donnicciole ben sopra i 30, ci siamo infilate nella sala, per la verità semi-deserta, nella speranza di vedere un po' di belle scarpe e farci qualche risata.
Dirò subito che mio figlio, che ha 4 anni, avrebbe potuto scrivere meglio la trama del film a occhi chiusi e con un braccio legato dietro la schiena. E nel frattempo sarebbe anche riuscito a pensare ininterrottamente ai Power Rangers senza per questo scendere mai sotto la soglia di attenzione necessaria per confezionare la storia.
Ma chissenefrega! Della storia, dell'originalità e soprattutto della plausibilità.
Cioè voglio dire, ma quanti anni ha Mr Big, 63? Perché nessuno gli ha detto che c'è differenza tra le tempie brizzolate e la ricrescita bianca? E quanto pesa Sarah Jessica Parker, 38 chili? E perché nessuno le ha detto che si avvicina l'età in cui dovrà scegliere tra la faccia e il... beh, il culo?
E infine come possiamo davvero credere che Charlotte, così carina, faccia sesso imbizzarrito con quella specie di coso, l'attore più brutto del mondo, che interpreta il marito?
Il clima al cinema era più che rilassato ed essendo un prodotto prima di tutto televisivo io e le mie compagne non ci siamo fatte problemi a commentare ogni scena non proprio bisbigliando. Cito testualmente.
Su Sarah Jessica Parker, icona della moda e della sensualità over 40: "Questa faceva la racchia nei film degli anni 80 tipo Goonies". "Sarà un metro e 30, ma siccome è secca sembra più alta". "I capelli saranno i suoi?".
Su Mr Big: "Sembra un lucertolone".
Sulle 4 "girls": "Ma non lavorano mai?".
Su Samantha: "Regge botta alla grande. Questa è capace che c'ha davvero 50 anni e nella vita sta con uno di 29".
Sul fidanzato biondo, giovane e figo di Samantha: "Se lei lo molla non ci venite a dire che poi ne trova uno meglio. Okay che è fiction, ma qui si sfiora la fantascienza".

Il film alla fine era così-così, ma ha soddisfatto egregiamente le nostre aspettative. Storie d'amore strappacore, bei vestiti (pure troppi), belle location (ma il resort in Messico poteva davvero essere ovunque), il ritratto di una vita inesistente, impossibile. Come il fatto che le 4 amiche non fanno altro che spendere ma non lavorano mai, non fanno altro che mangiare e sbevazzare ma sono sempre filiformi eccetera eccetera.
Noi ci siamo divertite. E per due ore non abbiamo pensato che le scarpe tacco 12 stanno bene solo sullo schermo e che quindi nella vita vera se sei nana te devi rassegnà.
Foto: Flickr.

mercoledì 11 giugno 2008

Il paese dei senza vergogna

Ok le intercettazioni fanno schifo. A nessuno piace l'idea di vivere in un paese di spioni, dove ogni volta che mandi a cagare Berlusconi parlando con un'amica in un bar poi sei tentata di guardare sotto il tavolino e buttare lì un "Si fa per dire...".
E' vero siamo circondati: i microfoni sono dappertutto (l'ultima inchiesta su Mensopoli a Genova ha rivelato che nei locali di mezza città le conversazioni erano registrate) e telecamere sono in crescita esponenziale. Se ti gratti un'ascella in piazza De Ferrari tanto vale che tu lo faccia sul tappeto rosso la notte degli Oscar: puoi essere ripreso da una dozzina di angolazioni.
Però. Sì, c'è un però. Perché l'Italia non è un paese normale. Una banalità, certo, ma pur sempre vera. Noi siamo il paese in cui la Gregoraci, finita sui giornali in seguito ad intercettazioni, appunto, dalle quali risultava che l'aveva data a destra e... a destra (si dedicava ad An in particolare) per far carriera, oggi viene descritta come una principessa vergine mentre si prepara a convolare a nozze con Flavio Briatore. Nel frattempo la ragazza ha fatto una pubblicità ai telefonini 3 in cui si ironizzava proprio sui suoi facili costumi: viva la faccia!
Siamo il paese in cui Luciano Moggi, il capo della mafia di Calciopoli, quello che diceva agli arbitri cosa dovevano fare per filo e per segno, oggi è felice nella sua nuova carriera di giornalista per Libero. Galera? Manco a parlarne. Tra un po' vuole anche le scuse.
Siamo il paese in cui i chirurghi ammazzano i pazienti pur di spremere quanti più soldi possibile dalle loro tasche: li aprono, li chiudono, li squartano, gli infilano dentro pezzi di ricambio avariati, tanto alla fine tutti devono morì. Dalle intercettazioni pubblicate in ampi stralci sui giornali si coglie la totale, aberrante noncuranza con cui parlano di persone come di carne da macello, con la tracotanza del "tanto chi vuoi che se ne accorga".
Insomma siamo il paese in cui basta non esser visti per fare le peggio cose, in cui non si disdegna di fare cose quanto meno discutibili anche sotto i riflettori e in cui quando ti beccano con le mani nel sacco da cui si estraggono i nomi degli arbitri, o nella zip di un portavoce di un politico, o nelle budella di un poveretto che era stato ricoverato per un mal di gola e ora è sottoterra, puoi comunque ancora pensare che non è finita, che domani va meglio, che vedrai passerà.
E magari ti daranno anche un programma in tivvù.
Le intercettazioni telefoniche possono impedire questo? Ovviamente no, l'ho appena detto. Però possono almeno fare in modo che chi le ha lette si ricordi. Che la Gregoraci non è Giovanna d'Arco, che Moggi è Moggi, che la vita non vale niente ma i finti tumori valgono un sacco di soldi.





Foto: Flickr

martedì 27 maggio 2008

Quattrocentocinquantaquattresima, ma non ultima

E' come mi sono piazzata domenica scorsa alla Caruggincursa, gara di 9 km nelle vie del centro storico e di Genova. I partecipanti erano 490. Ha ha ha! Era la mia prima gara e ho fatto un ottimo tempo: 51 minuti e 36 secondi. Una scheggia. Il primo classificato, Ridha Chihaoui, ci ha impiegato esattamente la metà: 27 minuti e 41.
Avrei una foto di me all'arrivo, scattata dal valoroso spingitore, ma per decenza o per vigliaccheria, lascio perdere.
Un monito per i corridori della domenica che conoscono Genova: Via San Lorenzo in salita? Lasciate perdere.
Prossimo appuntamento? Un simpatico signore che ha tagliato il traguardo insieme a me (30 anni più vecchio ma molto più arzillo all'arrivo) mi ha invitato a una gara che si svolge dalle sue parti, sopra Ovada (?) in cui si corrono 40 km in 4 giorni. L'ho preso come un complimento. Ma probabilmente voleva solo essere ironico.

E' morto Sidney Pollack

Io lo ricorderò soprattutto per questo.

venerdì 23 maggio 2008

L'arte di strada diventa animata

Ero sul sito di Matt Mullenweg, il 24enne inventore di WordPress, e ho visto 'sto video che mi è piaciuto tantissimo. Perciò ve lo ripropongo. Il tizio che l'ha fatto è un tantino ossessionato dal concetto di matrioska, però glielo si può perdonare.



Ma quanto ci avrà messo a realizzare il tutto?
Per altre chicche questo è il suo sito.

giovedì 22 maggio 2008

Bonnie Scotland

Sono stata via per un viaggio stampa a Edimburgo. L'ho frequentata abbastanza per un certo periodo della mia vita, un periodo infondo molto vicino. Per questo ne avevo una memoria chiarissima, come chi torna con piacere in un posto in cui è stato di recente. Mentre atterravamo ho fatto due conti sulle dita per stabilire da quanti anni esattamente mancavo dalla Scozia. Quando ho realizzato che mi dovevo far prestare qualche mano dai viaggiatori vicini mi è preso un colpo: l'ultima volta che sono stata a Edimburgo avevo 17 anni, ma la vera tragedia è che ciò accadeva 17 anni fa. Mi è venuta subito voglia di mandare un guardacaccia a strappare il cuore di una fanciulla in qualche bosco, così, per principio. Poi mi sono ripresa e ho pensato: verrò a Edimburgo ogni 17 anni per sempre. Come se stabilire una scadenza aiutasse ad annullare gli anni che sono passati.
Avendo passato anche solo due giorni a Edimburgo non ho alcuna intenzione di far passare altri 17 anni per tornare.
E' un bel posto, la gente è simpatica, le strade e i palazzi della città vecchia sono ricche di fascino, i negozi e i giardini delle vie e delle piazze della città nuova sono eleganti e raffinati.
Incide nella mia visione idilliaca il fatto di essere stata ospitata nel 5 stelle più bello della città? Aver dormito nella suite gemella di quella in cui J.K. Rowling ha scritto gran parte dell'ultimo capitolo della saga di Harry Potter? Incide il fatto di aver mangiato sempre e solo roba cucinata da chef pluri-premiati e aver avuto sempre un pulmino con sedili in pelle pronto a trasportarmi dovunque volessi?
Naaaa. Edimburgo è proprio bella di suo.
Ora vado a farmi un lifting.

giovedì 24 aprile 2008

Cose belle, menomale che ci sono

Allora, la mia amica Silvia mi ha regalato un cd di Cat Power. Non sapevo neanche chi fosse ed è stata una bellissima scoperta: ha una voce fantastica e le canzoni sono splendide. L'album si chiama The Greatest ed ecco il pezzo clou.



Bella no?
So già mentre scrivo queste righe che la ascolterò a morte nei prossimi giorni. Vi invito a fare altrettanto.
Altre belle cose? Oggi ho corso più di 9 chilometri. Se non ci fosse stato il mio pusher non ce l'avrei mai fatta. Lo chiamo pusher nel senso di "spingitore", come i famosi spingitori di cavalieri di Vulvia...



Grazie pusher, so che per te questo non si può neanche chiamare allenamento.
Un'altra cosa bella che voglio segnalare sono le foto della mia amica Gloria. Ci sa fare la ragazza e ha imparato tutto da sola. Ecco un esempio.



Infine un pensiero per il web 2.0 che rende tutto più bello. Io, Ale e Gabriele ci avevamo un po' mollato, ma è bastato farsi la pagina su MySpace...
Evviva!

martedì 22 aprile 2008

La giornata della terra

E' un po' come la festa della donna o il giorno dell'ammalato, non trovate? Lavami i calzini, fai la spesa e stira come una schiava tutto l'anno che poi ti porto due euro di mimosa e andiamo a pari. Oggi siamo qui a pensare che il pianeta soffre. Ma è 38 anni che ci pensiamo! (la celebrazione il 22 aprile è cominciata nel 1970). Non sembra che da allora ci sia venuta alcuna idea geniale. Nel frattempo succedono cose bellissime.
I produttori di automobili fanno pubblicità ecologiste, in cui non c'è ombra di traffico e dei Suv celestiali e pulitissimi sfrecciano in mezzo a foreste incontaminate mentre lo speaker parla di aria pura e del futuro dei nostri bambini. Quelli che fanno l'acqua minerale, una roba che inquina a pacchi, si inventano la bottiglia ecologica. "E' fatta con gli zuccheri delle piante, non col petrolio!", però intanto per scarrozzarla di ipermercato in ipermercato e di casa in casa quanto petrolio si usa e quanta CO2 si sputa?
Continuo a pensare che bere l'acqua del rubinetto sia una scelta di civiltà. Che se i treni funzionassero davvero molti italiani potrebbero finalmente dire, se non addio, almeno arrivederci all'auto (ma ora che c'è Lui... chissà). Che bastano alcune scelte strutturali per fare la propria parte in maniera consistente. Un po' come la dieta: quella del minestrone ti fa perdere 4 chili in una settimana ma poi ne riprendi 6, mangiare sano sempre ... bla bla bla.
Allora ecco il mio cambio di dieta da qui al prossimo 22 aprile: non mi farò dare mai più un sacchetto di plastica che non sia delle dimensioni utili a riciclarlo come sacco per la spazzatura. Solo borse riutilizzabili (cioè di tela) per le piccole spese, gli acquisti poco ingombranti e tutto il resto. Sì lo so, non è granché. Ma non potete comprendere la rilevanza della sfida se non conoscete i negozianti del mio quartiere. Secondo me vanno tutti dallo stesso fornitore che li riempie di certe bustine minuscole e sottilissime. Ci infilano soddisfatti la fesa di tacchino, la striscia di salsiccia o la fetta di fontina e alla fine del giro ti puoi ritrovare anche con sei o sette di 'sti sacchetti della Barbie. Arrivata a casa cosa puoi fare? Appallottoli e butti via.
Ehnnò caro il mio pollaiolo, not in my name!

p.s. Quanto alla dieta alimentare, come avrete capito dalla tipologia di prodotti della mia spesa-tipo, non seguo quella del minestrone.

(Foto: Flickr)

martedì 15 aprile 2008

Perché non potrò più dire "disegno come un elefante"

Mi è capitato negli anni verdi di cimentarmi qualche volta a Pictionary. Quel gioco a squadre in cui a turno uno disegna e gli altri devono indovinare che cosa sta disegnando. Per me era un po' come giocare a pallavolo al liceo: una tortura. Se in palestra i tiri migliori li riservavo per "Bogo, l'amico immaginario", non riuscendo assolutamente a far andare la palla nella direzione che volevo, men che meno oltre la rete, a Pictionary da totale negata del disegno quale sono, il complimento migliore che ho mai ricevuto è: "Fai dei cani che sembrano supposte". Nessuno mi voleva in squadra.
Beccatevi questo video. Trovo affascinante la flemma con cui questo pacato elefante si fa il ritratto.



Io ero più veloce, ma lui è molto più bravo.
Lui e i suoi amici, a giudicare dal sito che raccoglie il meglio della produzione asiatica.

giovedì 10 aprile 2008

La bella figura e la fine della privacy

Storico. Così è definito Luca Luciani, il manager Tim che ha fatto la figurona del secolo citando la vittoria della volontà di Napoleone a Waterloo, nella pagina dedicata all'azienda su Wikipedia. Lo si può leggere però soltanto nella copia cache della pagina, si vede che poi qualcuno è passato a fare pulizia.
E va bene, lo ammetto, questa introduzione è solo una scusa per mostrare anche sul mio blog il video di cui tutti parlano, del resto la zia Marta è per forza pettegola. E allora eccolo.



A me ci sono voluti quattro tentativi e un napoleonico sforzo di volontà per riuscire ad arrivare in fondo. Mi vergogno troppo per lui. Complimenti a chi ha fatto le riprese e a chi, mettendo il video online (poi l'hanno tolto ma ormai se lo sono scaricati in talmente tanti, pronti a ricaricarlo, che da Youtube non lo schioda più nessuno), ha regalato una settimana di celebrità al manager "incazzato".
La parte che preferisco, e con me moltissimi spettatori, non è neanche tanto quella su Napoleone, ma tutto il discorso su di lui che respira le facce.
Però ora mi chiedo, sarà mai più possibile fare una figuraccia in santa pace?
Insomma c'è sempre qualcuno pronto a farti una foto o un video con sti cavolo di telefonini, che non te ne accorgi manco, e zac! ci sei tu con le dita nel naso in diretta mondiale.
Prendete Google Earth. Bellissima idea. E il servizio Streetview, attivo per il momento negli Usa, che permette di scendere a livello delle strade e percorrerle tutte come se ci stessimo viaggiando, attraverso delle foto? Figo! Ieri mi sono fatta tutta la 5th Avenue a Manhattan.
Ma credo che questo signore, non apprezzi altrettanto la bontà dell'iniziativa.

Perché mai si è messo a farla contro un palo su un'autostrada in pieno giorno non è affar mio, ma di sicuro ha scelto il momento sbagliato: quello in cui passava la Google Car scattando foto a tutto spiano. E io me lo posso vedere via satellite, il che un po' m'inquieta.
Forse era una manifestazione di protesta per il limite di velocità di 45 miglia orarie. O forse gli scappava, la strada era deserta e non si è fatto troppe domande.
Comunque sia state all'occhio: bisogni impellenti, citazioni sbagliate, smorfie e quant'altro sia umano va circoscritto ai luoghi in cui si è più che certi che nessuno ci possa immortalare. Io per esempio mi sfogo qui, così sono sicura che non mi vede (quasi) nessuno!
Tiè.

sabato 5 aprile 2008

Dino Thunder Powerrà

Ma allora esistono davvero? Beh, c'era da aspettarselo, quest'urlo di guerra ripetuto a pappagallo da mio figlio, che io pensavo essere la storpiatura di chissà qualche altra frase inglese proveniente da qualche telefilm, è in effetti il nome di una particolare serie di Power Rangers.
Il modo corretto di "interpretarlo" è ovviamente urlando e facendo mosse di judo a casaccio, mentre di pronuncia la formula: "Dino Thunder Powerrà, Ha Ha!!!"
Ma, Dino Thunder!?! State scherzando??? Chi li inventa 'sti nomi? E soprattutto quante cavolo di serie esistono di Power Rangers? Mighty Morphin, Turbo, Alien, Space, Galaxy, Rescue, Time Force, Wild Force, Ninja Storm, Dino Thunder, S.P.D., Mystic Force (quella di cui ho già scritto) e se ne ho dimenticata qualcuna chiedo venia. Certo che per essere gli eroi che salvano la Terra dal male, devono essere delle discrete schiappe se c'è continuo bisogno di ricambi. Del resto è vero che i cattivi non finiscono mai. Qualche volenteroso fan ha messo online il video che ripercorre la storia di questi valorosi.

Eccolo



Avendo visto gli altri, devo dire che i Mystic Force, che mi sembravano penosi, sono in realtà i migliori, anche, non so come dire, i meno zarri. Almeno tra questi cinque pur improponibili personaggi nessuno porta un cappello da cowboy quando è in borghese. Mah, giudicate voi.

L'invasione dei Simbolini

Intendiamoci, anche io amo Digg, il sito a cui si segnalano le notizie interessanti e si votano quelle sottoposte dagli altri. Trovo sia una grande risorsa, un sistema finalmente democratico per capire quali sono le notizie che davvero interessano al pubblico e anche un modo per stimolare le persone a cercare informazioni curiose o importanti. E' un buon allenamento mentale.
Okay, ci vuole concorrenza, è necessario fornire il servizio anche in altre lingue, si tratta di una piattaforma perfettibile. Bene, ci sono Ok Notizie, Pligg, Plim! Digo, Diggita... Ma l'altro giorno imbattendomi in un sito, consigliato da uno di quei blog che spiegano ai blogger come avere più traffico, ho avuto l'impressione che si sia andati un po' oltre.


Anche io spero che tutti voi abbiate voglia di premere il bottoncino in fondo ai post che vi sono piaciuti per segnalarli alle comunità che frequentate, che siano siti di editoria sociale o servizi di social bookmarking. Resto un po' confusa però dall'abbondanza.
Sviluppatori indipendenti, Ceo di se stessi, start up dinamiche che puntano a servizi iper-personalizzati: tutto questo è molto bello. Ma questi servizi hanno senso quando costituiscono il luogo d'incontro per una comunità di persone, possibilmente nutrita e diversificata, che condivide scoperte interessanti fatte sul web. Ora praticamente ogni smanettone con la passione delle news crea il proprio servizio "speciale" dove spera di attirare pubblico. Il sito SocialList segnala l'esistenza di 484 siti come questi in lingua inglese, 36 in italiano. E dà a chiunque la possibilità di segnalarne di nuovi, perciò non mi stupirei di trovarne 500 a una prossima visita.



Il web, si sa, è grande e c'è spazio per tutti, ma quanti membri potrà davvero avere OooWoo e quanti utenti inviano ogni giorno notizie a Wagg.it? E che dire di Delishio, l'equivalente "social bookmarking" delle scarpe da ginnastica Yike...
Beh, se non vi ho convinto poco male. Ma vi prego di non segnalare La zia Marta a Pathetic Blogs.


giovedì 3 aprile 2008

Màppati 'sta corsa

Che cosa mi sta succedendo? Io che vado a correre? E reggo per 8 chilometri? Alle 8 di mattina???
Sì, e allora? Questo è ancora il meno. Il bello è che poi torno, faccio la doccia e vado su MapMyRun a smarcarmi il percorso. E' l'ennesima applicazione fantasiosa di Google Maps, grazie alla quale puoi disegnare sulla cartina della tua città il percorso che hai appena fatto, e ottenere la lunghezza e, se hai messo dentro i tuoi dati, il dispendio calorico. Ho appena scoperto una funzione che ho fatto finta di ignorare per un po'. Si può tenere il conto degli allenamenti nel corso del mese per vedere quanto sei ganzo e quanti chilometri hai fatto.
Fitness aiutata dalla tecnologia oppure egomania in Googlevisione?
Direi entrambe. A questo punto vado a correre per poter poi aggiornare il mio training e sentirmi troppo in forma. Va detto che una dose di onanismo c'è. La stessa che mi ha spinto a mettere a tutti i costi nel MIO blog il contatore dei MIEI abbonati (che spero non funzioni, perché ne perdo uno al giorno!) e a mettere la MIA lista dei libri letti su Librarything.
Ma non sono sola in questo quotidiano rituale di autocelebrazione. Ho notato sul sito di Panorama che risalendo ai siti che linkano agli articoli che pubblichiamo si tratta quasi sempre dei blog delle persone intervistate, che segnalano ai propri lettori di essere comparsi su Panorama.
La rete globale avvicina le persone, crea occasioni per costruire relazioni, ci porta il mondo sulla scrivania. E tutto quello che andiamo cercando è il modo per accendere il faretto su noi stessi.

Comunque ad aprile sono quasi a 14 km corsi. E siamo solo al 3!

Foto: Flickr

giovedì 27 marzo 2008

Siamo tutti esploratori con Google Earth?

Google Earth

Lo Shuttle Endeavour
è tornato a casa al termine di una missione durata 16 giorni di cui 12
trascorsi dal suo equipaggio in lavori di manutenzione della stazione
spaziale e ben cinque passeggiate spaziali. Tra gli obiettivi delle
prossime missioni c’è quello di fare una revisione del supertelescopio Hubble, strumento cruciale per esplorare il cosmo.

Ma chi l’ha detto che qui sulla Terra non ci sia rimasto ormai più niente da scoprire? Non sarebbe affatto d’accordo Arthur Hickman,
geologo australiano che ha fatto una scoperta sensazionale senza
neanche muoversi da casa. Stava perlustrando una zona desertica
dell’Australia occidentale, le Hamersley Ranges, con Google Earth
e si è imbattuto in una strana struttura circolare, che assomigliava
molto a un cratere. Altri esperti confermano che si tratta del 30°
cratere da impatto di meteorite ufficialmente riconosciuto in Australia
da quando fu scoperto il primo nel 2005. E questo buco largo 260 metri
e profondo 30, testimone di un impatto avvenuto tra i 10.000 e i
100.000 anni fa, ha preso giustamente il nome del suo scopritore e si
chiama adesso Hickman Crater.

Il primo commento che verrebbe da fare è che grazie alle nuove
tecnologie alla portata di chiunque, sia per la loro disponibilità
spesso gratuita (è il caso di Google Earth) sia per la relativa
facilità con cui molte potenti applicazioni online possono essere
usate, siamo tutti nella posizione di contribuire in maniera
consistente al progresso scientifico. In realtà senza competenze
specifiche sembra difficile poter identificare un buco in mezzo al
deserto come la firma di un meteorite.

Del resto, come lo scrittore umoristico Bill Bryson faceva notare nel suo spassoso libro sull’Australia, In un paese bruciato dal sole,
riferendosi all’abbondante e spesso assurda fauna locale, in questo
continente in gran parte disabitato la scoperta di specie animali nuove
o la riscoperta di alcune specie che si credevano estinte non sono un
fatto per niente raro, e molto resta ancora da esplorare. Maniaci di
Google Earth, fatevi avanti!



martedì 25 marzo 2008

In volo verso Londra

Ma perché tutte le volte che vado a Londra l'Italia mi fa un po' più schifo? Perché all'aeroporto di Genova le bustine trasparenti per mettere i liquidi ammessi nel bagaglio a mano le spaccia una signorina in un banco piantato a casaccio in mezzo all'atrio per 50 centesimi (e devi darglieli giusti, ché non c'ha manco il resto), mentre a Stansted, che pure non è tra gli aeroporti più organizzati che conosco, sono a disposizione gratis in grandi scatoloni sparpagliati ovunque? Cioè perché da noi avere il privilegio di potersi portare il dentifricio in viaggio richiede il versamento di una tangente, mentre gli inglesi possono contare su un alito fresco senza dover versare un obolo a non si sa chi?
L'altra faccia della medaglia è che un'altra signorina, quella che sta a uno dei 5 banchi del check-in del glorioso Cristoforo Colombo, mi lascia passare la valigia come bagaglio a mano, mentre il severo ragazzo dai tratti asiatici al banco F87 di Stansted lo pesa, scuote leggermente il capo e mi spedisce a pagare la sovrattassa necessaria per imbarcarlo nella stiva.
Forse la ragazza genovese pensa di farmi un favore. In realtà non sa neanche che la mia borsa è comunque al di sotto dei 10 chili oltre i quali portare il bagaglio in cabina è proibito. E mi dice: "Sarebbero 6 chili, ma te lo faccio portare lo stesso". Ovviamente le faccio notare fiera sulla stampata del biglietto che è ammesso portare un peso maggiore e che io sono quindi perfettamente entro i limiti. Non gliene frega niente e non capisce il distinguo.
Coll'impiegato di Stansted non mi sogno nemmeno di protestare: nel mio soggiorno londinese ho imbarcato una decina di riviste e chissà cos'altro, perciò la valigia ha ora raggiunto l'inaccettabile peso di 11,5 kg. Corro a pagare le 12 sterline dovute, solo vagamente incavolata con Ryan Air, che finge di farti volare gratis e poi ti fa pagare anche gli starnuti, ma non con la Gran Bretagna, i cui cittadini perseguono il rigido rispetto delle regole, magari anche di quelle assurde, ma almeno non ne inventano di nuove per farci la cresta sopra.

(Foto: Flickr)

mercoledì 12 marzo 2008

Gormiti contro Power Rangers

Io e mio figlio ogni tanto ci inventiamo dei nomi di Gormiti. Chiunque non abbia un figlio maschio in età da scuola materna è autorizzato a non sapere che trattasi di mostriciattoli divisi in popoli legati ad ambienti naturali (mare, foresta, terra, cielo, vulcano, tenebre....). Sono un'industria fiorente e vengono smerciati sotto forma di carte da gioco, giocattoli di varie dimensioni, mostrini, ovetti, giochi da tavolo e quant'altro riusciate a immaginare.
Devono la loro fortuna al fatto di essere brutti e cattivi e collezionabili. Ma secondo me il vero trucco sono i nomi. A me sono simpatici perché si chiamano in modi che sembrano pensati (come Shrek & co) prima di tutto per strizzare l'occhio agli adulti.
Tra i miei preferiti ci sono Ipnorana la beffarda, Strapparami il furioso, Beccoduro il picchiatore.
Ora, dicevo, l'altra sera io e il pargolo abbiamo avuto un momento di creatività gratis (definisco così tutto quello che si inventa e che non rende miliardari).
Io ho cercato di fare con lui bella figura snocciolando Fogliappesa l'incombente e Kornakios il sogghignatore. Secondo me non sono niente male.
Ma come posso competere con il suo Infiammante cielista il crudelone?
Un'altra sua passione sono i Power Rangers Mystic Force. Ma se i Gormiti spingono i bambini a immergersi in un mondo fantastico e a contribuire a crearlo (per soldi, e tanti, s'intende), i "Power" sono una specie di monolitica presenza: cioè sono 'sti 5 ragazzetti che usano una fantomatica forza magica per trasformarsi in potenti difensori della Terra contro le truppe del male. Esiste un telefilm, che purtroppo mio figlio ha scoperto dopo averne a lungo solo sentito parlare a scuola. Mi è toccato vederne qualche puntata e vi assicuro che ho rimpianto Tekkamen. L'unica cosa che posso dire, a costo di suonare sinistra, è che si tratta di una specie di porno per bambini: non c'è una vera trama, la recitazione è penosa, gli effetti speciali fanno schifo, ma per il 90% del tempo si vedono questi ridicoli guerrieri vestiti in tute sgargianti fare finte mosse di kung-fu e gridare Iiiiih-Haaaah. E' proprio quello che mio figlio vuole vedere! Ed è quello che rifà, pari pari, quando gioca "ai Power".
Allora viva Ipnorana, abbasso la Mistica sorgente.

(Foto: Flickr)