lunedì 10 maggio 2010

Dolore fisico, dolore fisico


Ma quand'è che la morte è diventata intrattenimento? Da quando la tortura è un passatempo come un altro?

Sono le nove e mezza di una sera di metà settimana. Mio figlio dorme già, mio marito non è ancora rientrato dall'ufficio. Faccio un pigro zapping di convenienza sui canali Sky. Vedo finire una puntata di Sex & the City che non avevo mai visto (incredibile!), poi cambio su uno di quei canali tipo Sky Crime e mi becco la fine di Criminal Minds. Il protagonista ha una faccia rassicurante. Ci metto un attimo per capire che si tratta del Greg della sit-com Dharma & Greg. Prendo atto che tra una serie e l'altra devono essere passati almeno quindici anni e che il tempo non è stato clemente con la faccia di quest'uomo.

Sono ancora lì che valuto le sue borse sotto gli occhi quando realizzo che l'episodio che sto guardando tratta della scomparsa di una serie di bambini rapiti e tenuti prigionieri per anni da una coppia di squilibrati e poi arsi vivi in una fornace dell'impresa di pompe funebri appartenente alla donna della coppia, che li fa fuori goduriosa sotto gli occhi dei ragazzini superstiti, consci che presto faranno la stessa fine.
Sono incredula mentre sotto i miei occhi si svolge il tragico epilogo, nel quale per fortuna un paio di anime alla fine si salvano. Ettecredo che il povero Greg c'ha due borse così, lui 'sta roba se la vede a ogni puntata.

Cambio canale e plano su Comedy Central. Non mi aspetto battute da premio Nobel, ma nemmeno che il programma di stanca satira sia interrotto dal trailer di un film horror le cui uniche scene che intravvedo, prima di riuscire finalmente a trovare il telecomando giusto per cambiare canale, ritraggono corpi a stento viventi legati a lettini da tortura con delle catene intorno al collo e figure demoniache che vi si avventano sopra emettendo urla agghiaccianti.

Cambio ancora e su Foxlife, la patria di Grey's Anatomy e Private Practice, due serie in cui di morti se ne vedono parecchie, ma temperate da trame solitamente solide e storie d'amore quasi sempre coinvolgenti, ecco che arriva il trailer di Dexter. Non ne ho mai vista una puntata, ma l'idea che un vasto pubblico possa guardare il protagonista torturare e uccidere delle persone (per quanto si tratti sicuramente di orrendi, incalliti criminali), mi risulta incomprensibile. Il fatto che poi il personaggio debba sembrare ironico (nel trailer sta tagliando a pezzi un cattivone mentre la moglie lo chiama per spedirlo in farmacia a comprare la medicina per il loro dolce bebè), mi risulta non solo alienante ma profondamente sbagliato.

Non sono un giudice imparziale: all'epoca non ho potuto guardare Pulp Fiction, ho dovuto togliere il dvd a metà film perché per i miei gusti il lato pulp sopravanzava il lato fiction di svariate lunghezze. Sono una mammoletta, d'accordo, ma credo che tutta questa violenza atroce, normalizzata dal passaggio in tv a ore in cui un ragazzino delle elementari appena più grande di mio figlio potrebbe trovarsi tranquillamente davanti al video, non possa che creare dei mostri.

Così come le ragazze nude che ballano a gambe aperte nei quiz pre-serali, e praticamente in qualunque altra trasmissione di intrattenimento e non, fanno credere ai ragazzi che quella lì è solo roba e che se la vuoi te la puoi prendere, così penso che pestare a sangue un compagno che ti sta sulle scatole o torturare un barbone in gruppo siano abiezioni rese più "normali" dall'averlo visto fare mille volte in tv.

E poi si raggiunge il culmine con l'ennesimo reality: Trapianti. Ora, francamente, abbiamo dovuto vedere mandrie di coatti nullafacenti massaggiarsi e fare bagni termali al Grande Fratello, poi è stata la volta degli aspiranti tutto: cantanti, attori, ballerini. In seguito sono arrivate le cose della vita: la tata che mette in riga i bambini, le istruzioni per l'uso degli adolescenti, le coppie che si scambiano per scoprire quanto è meglio il proprio partner e infine ci hanno voluto a tutti i costi propinare il parto in diretta, con mamme che spingono, papà che piangono e tutto il circo Togni di accompagnamento. Adesso che il pubblico è assuefatto, ha visto di tutto, non si stupisce più di niente, e si guarda finti corpi squartati in televisione a ogni ora del giorno, ci vuole un'emozione più forte. Gente vera che sta per morire, aspetta un trapianto, finalmente arriva un organo (segno che qualcun altro è schiattato) e glielo mettono. Ma perché la gente non spegne la tv e se ne va a passare la serata direttamente al Pronto Soccorso, così fa prima?

E perché quei cretini del Moige invece di berciare come comari da vicoli per evitare che Raidue trasmetta il bacio gay di Brokeback Mountain non si danno una mossa per proteggere i bambini da quello che davvero può nuocergli: non uomini che si amano tra loro, ma uomini che ne trucidano altri provando nel farlo un grande piacere.

Foto: Flickr.

lunedì 19 aprile 2010

Nella nube


Ne usciremo? Dalla nube di cenere che ha appiedato i viaggiatori di mezzo mondo credo di sì, ma non dal senso di impotenza che ci ha lasciato. Al di là dello schiaffo morale che il pianeta ci ha voluto dare, ricordandoci ennesimamente che siamo poco più che moscerini sulla groppa di un enorme bestione, resta la constatazione sconcertante che qualche giorno di stop ai voli è in grado di mettere in ginocchio l'economia di un intero continente.

Ora, essendo questo continente l'Europa pensandoci bene forse bastava anche molto meno: un'improvvisa bonaccia in un parco eolico danese, il tramonto della sangria, Berlusconi che fa la comunione ai funerali di Vianello. Invece si è trattato di un'eruzione vulcanica in un paese non solo remotissimo, e quindi nel sentire comune non in grado di incidere un granché sulle sorti di tutti noi, ma per di più salito di recente all'onore delle cronache soprattutto per aver fatto bancarotta come nazione in seguito alla crisi finanziaria internazionale. Che si sia voluto vendicare?

Sta di fatto che le agenzie battono allarmanti dispacci:
VULCANO ISLANDA: CEO AIR FRANCE,EUROPA RISCHIA 500MILA POSTI
(ANSA) - PARIGI, 19 APR - ''Siamo davanti a una situazione inedita e imprevedibile. Peggio di cosi' non puo' essere'', ha affermato il 'patron' del gruppo Air France/Klm, Pierre-Henri Gourgeon.
VULCANO ISLANDA:STOP VOLI COSTA A EUROPA 375 MLN IN 3 GIORNI
LO SOSTIENE L'UFFICIO STUDI DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI MONZA (ANSA) - MONZA, 19 APR - (...)In particolare, il mancato arrivo di turisti e uomini d'affari ha una ricaduta con una perdita di indotto turistico relativo all'accoglienza, allo shopping, agli spostamenti, alla cultura. (...) la perdita ammonta a piu' di 140 milioni di euro, distribuiti tra quella di Londra (57 milioni), Parigi (37 milioni), Francoforte (25 milioni), Amsterdam (20 milioni) e 15 milioni per l'area di Milano e della Lombardia. (ANSA). Y4N-GNN 19-APR-10 18:51 NNNN

La mia reazione è duplice. Da un lato mi chiedo: ma dove ce li aveva la gente tutti 'sti soldi da spendere? Dall'altro mi domando: e se domani salta in aria l'Etna come farà l'Italia a riprendersi dalla catastrofe economica?

Comunque mi accorgo che la nube per me è diventata il capro espiatorio per tutto ciò che non funziona. Oggi sono andata a fare la spesa e sulla porta del supermercato c'era un cartello con il seguente messaggio: "Si avvisa la clientela che i pagamenti con carta di credito e bancomat sono momentaneamente fuori servizio, è possibile pagare solo in contanti". Non ho potuto fare a meno di chiedermi in che modo potessi incolpare l'eruzione per un disservizio che in realtà in Italia è all'ordine del giorno.

Foto: Nasa

mercoledì 7 aprile 2010

Zerbino


Mi ricordo ancora di quando ero bambina e veniva il prete a benedire. Si presentava con due chierichetti, l'incenso i paramenti e tutti i crismi. Mia mamma lo faceva entrare, lui girava di stanza in stanza benedicendo. Mia mamma si giustificava per le assenze alla messa ("sa, la domenica faccio i lavori di casa e infondo il lavoro è preghiera"). Lui intascava l'obolo e ci lasciava benedetti e incensati.
Una volta eravamo rimasti chiusi fuori casa, mio padre tardava ad arrivare con le chiavi e il prete dovette accontentarsi di elargire la sua benedizione sul pianerottolo. In piedi sullo zerbino agitò l'aspersorio in direzione della porta, bisbigliò qualche formula e se ne andò. Mi domandai come mai, se bastava una benedizione generale data sulla soglia, il prete dovesse ogni anno fare il giro di tutta casa, che mia madre puliva per l'occasione con particolare cura.

Anche quest'anno è venuto il prete per la tradizionale benedizione pasquale. Solo che quest'anno me l'ero dimenticato, quindi non ho potuto non rispondere al campanello e fingermi morta come faccio di solito. Allora è successo l'impensabile: ho aperto la porta, preso atto della presenza del religioso, e reagito nell'unico modo sensato. Gli ho detto che non sono credente, non sono praticante, non sono niente.
Lui mi guardava imbarazzato sulla soglia, io ero dolorosamente consapevole della presenza di mio figlio nella cucina alle mie spalle.
Lui mi ha sorriso e mi ha chiesto se eravamo nuovi, io gli ho risposto di sì.
Mi ha chiesto come ci chiamiamo e gli ho detto il nostro cognome.
Schedatura: fatta.
Non se ne andava. Allora gli ho ripetuto che non siamo credenti, non siamo praticanti, non siamo niente.
Lui mi ha risposto: "Siete pur sempre esseri umani". Io a mia volta ho risposto "Sì, certo", e ho aggiunto col pensiero: "e voi?".
Poi l'ho salutato con cortesia e ho chiuso la porta.
Mi sono sentita in colpa per i primi 5 minuti, poi mi sono ricordata di tutte le porte che ho preso in faccia quando diffondevo il giornale di Lotta Comunista. All'epoca pensavo: "Ma certo, chi lo vuole a casa uno scocciatore che cerca di far proseliti alla domenica mattina?". Il fatto è che lo penso ancora. E, a differenza di mia mamma 30 anni fa, mi sento libera di comportarmi di conseguenza.

L'anno prossimo però, mi metto un cartello sulla porta e mi fingo morta come al solito.

Foto: Flickr.

mercoledì 3 marzo 2010

Controcorrente


E' tempo di mettere in discussione le mie convinzioni, tanto per vedere l'effetto che fa. Non è che me la sono andata a cercare, però sono stimoli che arrivano attraverso la Rete ed è difficile resistere.

Il primo è stato il libro di Jaron Lanier, pioniere, anzi forse meglio dire inventore della realtà virtuale, una specie di genio hippy, almeno dall'aspetto, che negli anni 70-80 era tra quelli che davano forma alle cose che ora stiamo vivendo. Il suo libro You are not a gadget (qui un estratto) è un manifesto per un nuovo umanesimo nell'era dell'intelligenza collettiva. L'assunto di base è che abbiamo cominciato ad adorare questa famosa saggezza delle folle come se fosse un'entità super-umana, mentre dimentichiamo che è formata da molti individui la cui importanza si va in qualche modo svalutando con l'aumentare del valore che diamo alla "cloud", la nuvola.

Concetti di fondo:
  • Devi essere qualcuno prima di poterti condividere;
  • Sono i computer a diventare sempre più intelligenti o siamo noi umani che abbassiamo le nostre pretese per farli sembrare più in gamba di quel che in realtà sono?
  • L'idea del web come motore di sviluppo della creatività (sogno di Lanier e altri ai primordi di internet) non potrebbe essere più sbagliata: tutta la blogosfera non fa che attingere contenuti dal mondo reale e dalla cultura offline (letteratura, tv, cinema) con un'operazione che alla lunga sarà auto-cannibalizzante (con buona pace degli amanti della fan-fiction e dei mash-up);
  • Wikipedia sarà anche una bella cosa, ma un sacco di siti specializzati in argomenti molto particolari sono stati aggiornati per l'ultima volto proprio quando l'enciclopedia online è nata: molta gente davvero esperta ha smesso di dare il proprio contributo individuale perché "tanto c'è il wiki", che compare quasi sempre tra i primi risultati di qualunque ricerca facciate;
  • Per quanto grande sia il numero di individui che decide di dedicare un po' del proprio tempo a un sito collaborativo di fisica non riuscirebbe a replicare i risultati neanche di un mediocre fisico, figuriamoci di Einstein;
  • Senza rischio economico non c'è bisogno di competenza. Per questo si può sfruttare la famosa intelligenza collettiva, che è gratis per trarne un potenziale profitto: chi lo farà sarà il Signore delle Folle.
Nota a margine. Il libro è pubblicato in un vezzoso formato vintage, con le pagine tagliate irregolarmente. Visto l'argomento del saggio la cosa ha un effetto davvero un po' passatista, ma quel che è peggio è che è impossibile da sfogliare: complimenti all'idiota che si è inventato questo strumento di marketing per bibliofili privi di pollice. Carino invece il sito di Lanier, la cui struttura e grafica sono volutamente rimaste identiche a quelle dei primi siti internet degli anni 90.

L'altro stimolo interessante riguarda l'ambiente e ci sono arrivata perché mi ha colpito il titolo dell'articolo di cui sto per parlarvi. In particolare il suo riferimento alle docce...
Forget shorter showers, ovvero Lasciate perdere le docce brevi, è una interessantissima dissertazione di Derrick Jensen, scrittore e ambientalista, sull'inutilità dello sforzo personale per la salvaguardia del pianeta.

Concetti di fondo:
  • Siamo vittime di una campagna di persuasione che ci invita a occuparci dei nostri consumi personali distraendoci dal vero obiettivo che dovrebbe essere quello di una resistenza politica organizzata.
  • Se ogni americano facesse alla lettera tutto ciò che il film di Al Gore, Una verità scomoda, suggerisce le emissioni di carbonio degli Usa calerebbero solo del 22%.
  • I veri inquinatori, i veri ladri di acqua (quella che le docce brevi del titolo contribuirebbero assai poco a salvare), i veri sperperatori di energia, i veri produttori di rifiuti non sono i consumatori ma la grande industria e i colossi commerciali, insomma le corporation e in generale i settori produttivi.
  • Accettiamo i rintuzzi su quello che ognuno di noi dovrebbe fare per salvare la Terra perché ci instillano il senso di colpa, ma così facendo incoraggiamo la tendenza a incolpare l'individuo invece del sistema.
  • Il concetto di inquinare meno, fare meno male al pianeta e tornare a uno stile di vita semplice può essere piacevole e non va certo rigettato, ma non è risolutivo a nessun livello: quel che bisognerebbe fare è lottare contro il sistema che davvero danneggia il posto in cui viviamo.
Nota a margine. Secondo me comprando tutti meno roba e rispondendo con minore entusiasmo alle sirene del marketing, compreso quello "green", contribuiremmo comunque a indebolire quel sistema che si basa proprio sui nostri consumi. Però l'idea del senso di colpa individuale che lascia il grande capitale indisturbato mi piace un sacco.

Comunque, per la cronaca, io continuo a chiudere il rubinetto quando mi insapono.

P.s. Prima di abbattere il grande capitale per salvare la Terra e vivere tutti nudi e felici, posso suggerire che l'e-commerce in Italia prenda esempio da Amazon Usa? Funziona da Dio, ordini, paghi con la carta di credito e ti mandano i libri, che ti arrivano perfettamente integri proprio quando ti avevano promesso che sarebbero arrivati. Non è ecologico, ma è molto appagante.

Foto: Flickr.

martedì 2 febbraio 2010

Marilyn


Sono entrata in quella fascia di età in cui si pensa al futuro con terrore. Insomma, se ho superato con nonchalance gli anni di Cristo potrei soccombere agli anni di Marilyn. Non so, sarà che sono sempre stata una ragazzina, la più giovane, la più ingenua, (la più bassa), e ora oltre ogni ragionevole dubbio non lo sono più. Oppure sarà che mio figlio cresce e io penso che un giorno, non lontanissimo, avrà una vita sua, vedrà gente, avrà delle ragazze, penserà a me come a una palla al piede. E lo sarò. Ah, se lo sarò.

Sia come sia, a noi che strisciamo sui gomiti verso la mezza età capitano cose strane. Lungi dal suicidarci con le pillole sul copriletto di seta, che sarebbe elegantissimo ma anche un po' troppo definitivo, ci interroghiamo su quando è stata l'ultima volta che non abbiamo avuto male da qualche parte: collo, schiena, polpacci, ginocchia? Ci guardiamo allo specchio con un ghigno e ci chiediamo: ma davvero, come dice la pubblicità, anche i denti invecchiano? Ci compriamo le creme antirughe e non riusciamo a tenere a freno il sarcasmo: le avessi mai viste funzionare su qualcuna. Ci osserviamo impietose uscendo dalla doccia e ci chiediamo sgomente come sia possibile che con gli anni le tette si restringano e il culo si ingrossi.

Parlo al plurale non per darmi un tono, ma perché amo credere che questi pensieri psicotici siano condivisi dalle mie coetanee. Alle quali voglio però sussurrare in segreto la formula dell'antidoto a tutto ciò. Ripensare ai momenti gloriosi e dire a se stesse: ero io quella, e lo sono ancora.
Con me ovviamente non funziona, perché nei miei momenti gloriosi avevo sempre il prezzemolo tra i denti o le ascelle con l'alone di sudore. Però per voi altre, che avete stile e girate astutamente con uno specchio da borsetta, vale la pena ripercorrere il viale dei ricordi.

Nei momenti no io ripenso sempre al mio mitico incontro con Colin Firth.
Sì, avete letto bene, l'idolo delle donne, l'uomo perfetto, il bel Darcy di Orgoglio e pregiudizio, e di Bridget Jones, una delle cose per cui in generale vale la pena stare al mondo. Ha girato un film a Genova anni fa ed è così che un giorno lo vedo entrare nella mia palestra. E dire che non ci volevo manco andare quella mattina. Ma quando mai, del resto? Io sto essudando ogni umore sul tapis roulant e lui si sistema sullo stepper ellittico (qualunque cosa voglia dire) dall'altra parte della sala.
Ora, immaginate la tempesta di pensieri che mi ha travolto. Sono alla fine del mio allenamento. Sono sudata marcia, ma sempre con i miei tre chili di troppo in saccoccia. Ho una maglietta orrenda e i capelli tenuti insieme da quella che sembra bava di alieno coadiuvata da elastico di spugna. Non vorrei incontrare nemmeno il mio fruttivendolo in questo stato, figuriamoci il maschio alfa, beta e gamma Firth.
Eppure lui è lì, è l'occasione della vita. Se non scendo immediatamente dal tapis roulant e non vado a parlargli, in futuro non potrò che rinfacciarmelo. E così vado, mi paro davanti al buon Colin in posa mussoliniana senza lasciargli alcuna via di fuga, e con un inglese impeccabile gli chiedo se è proprio lui, se sta girando un film, se è la prima volta che viene a Genova, se la città gli sta piacendo, quanto si fermerà. Ovviamente aggiungo che sono una sua grande fan e che gli auguro un buon soggiorno.
Poi giro i tacchi, la coda di cavallo fossilizzata nella bava, le ascelle alonate di sudore e il didietro con tutti e tre i chili in sovrappiù, e me ne vado nello spogliatoio a fare la doccia. E sotto quella doccia sono senza età: solo una tipa che ha chiacchierato con un divo mondiale come fosse la cosa più normale del mondo.
Oggi Colin Firth ha 50 anni ed è ancora un bell'omett. Ma sapete che c'è? Io sono decisamente troppo giovane per lui.

Foto: Flickr.

domenica 17 gennaio 2010

Domande per il nuovo decennio


Finalmente inizia una decade a cui un domani potremo dare un nome. No perché, seriamente, ma chi è che tra quarant'anni davvero dirà "gli anni zero" per riferirsi ai dieci appena archiviati?
Comunque, per gli anni Dieci ci sono alcune domande che mi attanagliano e riguardano il modo in cui ci toccherà vivere da adesso in poi. Trovo nel decennio fuggito i semi per le fregature future e me ne preoccupo perché sarò progressivamente sempre meno sveglia, e quindi me ne beccherò parecchie.

Ci toccherà far tutto da soli?
Ho capito che l'automazione ha fatto passi da gigante e che ci sono mestieri che dobbiamo rassegnarci a veder archiviati per sempre, alcuni con nostalgia (il parcheggiatore abusivo) altri con un fremito di soddisfazione (il casellante). Ma c'è pur sempre una quantità di roba per fare la quale umanamente ti aspetteresti di poter pagare qualcuno e invece nessuno te la fa.
Ho già scritto delle casse automatiche al supermercato, con la kapò che strilla se sbagli a passare il codice a barre e i vecchietti tremanti che continuano a fare code di ore alle casse "umane" anche se hanno comprato solo il kukident e un chilo di prugne.
Ma il fai-da-te raggiunge ogni giorno nuove frontiere. E' sera, ti fermi al benzinaio in autostrada e oltre al pieno vorresti dare una gonfiatina alle gomme? L'omino ti segnala la colonnina in un angolo mal illuminato dove puoi andare a tentare la fortuna, e dentro di sé capisci che si recita la scena di Fantozzi "Non aiutatelo, deve farcela da solo!".
Devi prendere un aereo? Il check-in online è praticamente obbligatorio per la maggior parte delle compagnie, ma se poi ti presenti con "solo" un'ora di anticipo sul volo l'addetta al banco ti minaccia di lasciarti a terra: ma allora a che diamine serve fare il check-in prima? Ah, già, a tagliare posti di lavoro.

Continueremo a farci prendere in giro dalla grande distribuzione?
Compro la birra senza glutine. Sarà un prodotto di nicchia? Eppure alla Coop sotto casa ce l'hanno. Costa 5,95 euro la confezione da 4 bottigliette. Ma solo se la compri nel reparto birre, perché se per caso la metti nel carrello prelevandola dallo scaffale "prodotti per celiaci" ti costa 6,65 euro. Sto programmando una rivolta, quando servono rinforzi vi chiamo.
Mio padre deve comprarsi un pc e io lo aiuto. Vedo il volantino del Saturn che pubblicizza un bel notebook in promozione fino al 6 gennaio, mi reco al negozio il giorno 4 e mi dicono che no, quel modello non è in effetti mai arrivato. Alla faccia dell'offerta civetta!

In tv pagheremo sempre di più per avere sempre di meno?
Da qualche giorno sulla tv di Fastweb non si vede più la Rai. Ma non si vede più manco con l'antenna normale e non si vede ancora in digitale. Chiamo, protesto, mando la mail, non succede niente. Poi decido di riabbonarmi a Sky (lo so, lo so, decisione opinabile) e come effetto collaterale finalmente rivedo la Rai tramite Sky. E sapete che c'è? Non c'è mai un tubo da guardare.

E infine: Craxi sarà beatificato?
Benedetto lo era già di nome, quindi parte avvantaggiato. Il Presidente della Repubblica manderà un messaggio per il decennale della morte e tutta la nomenklatura di governo va a rendergli omaggio in Tunisia, dove è spirato contumace, ops volevo dire esule. Persa l'occasione di diventare papa (il mitico Pio Tutto delle barzellette che giravano all'epoca di Mani Pulite), potrebbe rifarsi post-mortem battendo sul tempo Woitilaccio. Per Frattini fu "un grande uomo di Stato". C'è da dire che rispetto a Frattini anche Fabrizio Corona lo è. Comunque quel che sta succedendo vale come monito per tutti: fate le peggio cose, basta farle ad altissimo livello, poi quando vi beccano fuggite all'estero, morite e godetevi la riabilitazione da lassù. Perché, avete forse dei dubbi che Bettino ci guardi benevolo dal paradiso?

Foto: Flickr.

lunedì 7 dicembre 2009

Una doccia per Copenaghen


Al sabato mattina accompagno mio figlio in piscina. Lo guardo avviarsi mestamente alla sua lezione di galleggiamento, faccio le mie vasche a rana e a dorso e poi mi concedo una bella doccia calda. E' una doccia a gettone e, diversamente da quello che mi sarei aspettata, (e da quello che succedeva nelle piscine comunali che frequentavo qualche anno fa), il gettone dura a lungo. Molto a lungo.
A casa mi insapono col rubinetto chiuso. Metto il balsamo nei capelli e poi mi becco 3 minuti di freddo aspettando che faccia il suo effetto perché non potrei tollerare di restare sotto il getto dell'acqua solo per il piacere di scaldarmi. A casa so che l'acqua è un bene prezioso, destinato a divenire sempre più scarso e che va consumato con parsimonia.
Ma in piscina... Qui è come se tutta la mia consapevolezza sulla necessità di risparmiare l'oro blu fosse anestetizzata dal prolungato contatto col cloro: sto sotto al getto tiepido per tutto il tempo senza farmi troppe domande. Al di fuori delle pareti del mio bagno è come se il problema apparisse meno reale, o comunque meno pressante.
Questa non è la mia acqua e risparmiandola non ho la sensazione di fare la mia parte. E' l'acqua di tutti, quindi in definitiva di nessuno.

L'unica volta che sono stata negli Stati Uniti, ormai più di dieci anni fa, ho pensato che era un luogo di eccessi, una sorta di paese dei balocchi come se lo immagina un bambino dell'età di mio figlio: fantastiche luminarie, mangiare di tutto a tutte le ore, negozi traboccanti di merce che puoi comprarti anche se non hai soldi. La cosa mi aveva lasciata un po' stordita e perplessa sul predominio americano sul mondo. Oggi che quel predominio si sgretola a vista d'occhio mi rendo conto che l'americano che si è comprato casa a 70 km da dove lavora e che tutti i giorni passa due ore e mezza a bordo di un Suv, tanto la benzina non gli costa una mazza, fa un danno anche a me. E il danno è doppio nel momento in cui crede che quello stile di vita sia un suo diritto e fa di tutto per mantenerlo.

Credo che il problema che ci troviamo ad affrontare, e a cui si dovrà cercare una soluzione in questi giorni alla conferenza sul clima dell'Onu a Copenaghen, abbia molto a che fare con la mia peccaminosa doccia in piscina. Siccome il problema è globale alla fine pensiamo che non ci riguardi singolarmente. Mentre il fatto che io mi senta autorizzata a scialacquare solo perché pago il mio gettone dovrebbe farvi arrabbiare molto. Quell'acqua, che scivola copiosa nella grata di scarico mentre canticchio, è anche vostra.

Foto: Flickr