lunedì 7 dicembre 2009

Una doccia per Copenaghen


Al sabato mattina accompagno mio figlio in piscina. Lo guardo avviarsi mestamente alla sua lezione di galleggiamento, faccio le mie vasche a rana e a dorso e poi mi concedo una bella doccia calda. E' una doccia a gettone e, diversamente da quello che mi sarei aspettata, (e da quello che succedeva nelle piscine comunali che frequentavo qualche anno fa), il gettone dura a lungo. Molto a lungo.
A casa mi insapono col rubinetto chiuso. Metto il balsamo nei capelli e poi mi becco 3 minuti di freddo aspettando che faccia il suo effetto perché non potrei tollerare di restare sotto il getto dell'acqua solo per il piacere di scaldarmi. A casa so che l'acqua è un bene prezioso, destinato a divenire sempre più scarso e che va consumato con parsimonia.
Ma in piscina... Qui è come se tutta la mia consapevolezza sulla necessità di risparmiare l'oro blu fosse anestetizzata dal prolungato contatto col cloro: sto sotto al getto tiepido per tutto il tempo senza farmi troppe domande. Al di fuori delle pareti del mio bagno è come se il problema apparisse meno reale, o comunque meno pressante.
Questa non è la mia acqua e risparmiandola non ho la sensazione di fare la mia parte. E' l'acqua di tutti, quindi in definitiva di nessuno.

L'unica volta che sono stata negli Stati Uniti, ormai più di dieci anni fa, ho pensato che era un luogo di eccessi, una sorta di paese dei balocchi come se lo immagina un bambino dell'età di mio figlio: fantastiche luminarie, mangiare di tutto a tutte le ore, negozi traboccanti di merce che puoi comprarti anche se non hai soldi. La cosa mi aveva lasciata un po' stordita e perplessa sul predominio americano sul mondo. Oggi che quel predominio si sgretola a vista d'occhio mi rendo conto che l'americano che si è comprato casa a 70 km da dove lavora e che tutti i giorni passa due ore e mezza a bordo di un Suv, tanto la benzina non gli costa una mazza, fa un danno anche a me. E il danno è doppio nel momento in cui crede che quello stile di vita sia un suo diritto e fa di tutto per mantenerlo.

Credo che il problema che ci troviamo ad affrontare, e a cui si dovrà cercare una soluzione in questi giorni alla conferenza sul clima dell'Onu a Copenaghen, abbia molto a che fare con la mia peccaminosa doccia in piscina. Siccome il problema è globale alla fine pensiamo che non ci riguardi singolarmente. Mentre il fatto che io mi senta autorizzata a scialacquare solo perché pago il mio gettone dovrebbe farvi arrabbiare molto. Quell'acqua, che scivola copiosa nella grata di scarico mentre canticchio, è anche vostra.

Foto: Flickr

3 commenti:

Leonaltro ha detto...

per una volta non concordo:
"l'acqua è un bene prezioso, destinato a divenire sempre più scarso"
ma perchè? Lo sento e lo leggo spesso, ma mai nessuno che mi spieghi cos'è cambiato nel banalissimo ciclo dell'acqua imparato sul sussidiario:

mio rubinetto -> scarico del lavandino -> mare -> evaporazione - > nuvola -> pioggia -> brugneto -> mio rubinetto etc.

Su ciè che non è rinnovabile (o lo è ma solo nell'arco di milleni, tipo il petrolio) siamo d'accordo, ma l'acqua mi pare la cosa più rinnovabile che c'è. Cos'è che si spreca, esattamente, lasciando il rubinetto aperto?
(morale: la prossima volta che ti insaponi i capelli in casa, stattene sotto il getto dell'acqua calda, che è una figata. Offro io).

Claudio ha detto...

Niente si spreca, anzi tenendoti l'acqua nel tuo serbatoio probabilmente blocchi il flusso e asseti qualche povero bambino indonesiano

Claudio ha detto...

non ne posso più di vedere questa doccia, stai sprecando un sacco di acqua!!!