
SHOPPING
Alla Fnac il prezzo esposto di alcuni prodotti non corrisponde a quello che poi vi praticano alla cassa. La politica aziendale è interessante. Ho comprato una chiavetta usb che sarebbe costata (etichetta adesiva sulla confezione) 17,90 euro, ma il prezzo che compariva sull'espositore era ribassato a 15,90. Poi ho preso un Dvd RW da una pila di dischetti contrassegnati dal cartellino 1,70 euro. Alla cassa la chiavetta usb me l'hanno fatta pagare il prezzo scontato, 15,90, il Dvd invece si scopre che costa 2 euro.
Ma come? dico io.
Signora, vede, l'etichetta sul Dvd dice 2 euro, dice lei.
Ma sull'espositore c'era scritto 1,70, dico io.
Ma vale il prezzo appiccicato al prodotto, dice lei.
Ma allora perché non mi fa pagare 17,90 per la chiavetta usb? dico io.
Sa come fanno loro? Quando il prezzo diminuisce, mettono il prezzo giusto nell'espositore. Quando il prezzo sale cambiano le etichette ma non il cartellino sull'espositore, dice lei.
Ah, è così che fanno loro? MA LORO CHI, CRETINA, CHE ANCHE TU LAVORI QUI? La parte in stampatello non la dico ma la penso a tutto volume.
Lo scopo è fottere il consumatore, facendogli credere che sta per spendere meno di quello che spenderà in realtà. Io il Dvd l'ho lasciato alla cassa, ma scommetto che un sacco di gente se lo compra e tanti saluti.
SCUOLA
La riforma Gelmini ha decimato le maestre, ve l'eravate data? Noi genitori di bimbi alle elementari purtroppo sì. E pensare che invece di andare incontro all'istituzione in difficoltà, rompendo le palle il meno possibile, noi abbiamo perfino deciso di esonerare il pupo dall'insegnamento della religione. Si tratta di due ore a settimana (sì, due ore, e una sola di ginnastica, tanto per dare una mano al diffondersi dell'obesità infantile) nelle quali "prima della riforma" ci sarebbe stata una maestra a disposizione per far fare ai bimbi una qualche attività alternativa. Ora non c'è più, quindi i bimbi vengono sbattuti di volta in volta in una classe a caso a fare, spesso, gli stessi disegnini di Gesù che i loro compagni fanno con la maestra di religione: geniale non trovate?
Soluzioni proposte dalla preside? "Quello che possiamo suggerire ai genitori che hanno scelto di non far fare religione ai figli è di ripensarci: fategliela fare".
Già così c'è da mettersi le mani nei capelli, ma aspettate, c'è di più. Un genitore alza la mano e chiede: "Mi scusi io all'iscrizione non avevo barrato la casella perché ero indeciso, adesso però vorrei esonerare mio figlio: si può?" Ennò, doveva decidere al momento dell'iscrizione, adesso ormai non può più ripensarci. Cioè il ripensamento vale solo se fai come comoda a loro.
Dobbiamo quindi ringraziare la Gelmini per più di un motivo:
1) ha messo in mezzo alla strada un sacco di gente, per la stragrande maggioranza donne, che si ritrovano senza un reddito;
2) ha costretto molte mamme a fare i salti mortali sul lavoro a causa dell'orario ridotto fatto dai figli a scuola;
3) ha di fatto reso obbligatoria la religione a scuola eliminando qualsiasi alternativa.
Grazie Mariastella.
Morale della storia? La tattica funziona! Mio figlio adesso fa religione. Così almeno quando deve unire i puntini per dare forma alla Vergine Maria lo può fare nel suo banco insieme ai suoi coetanei di I B, e non in terza A in mezzo a sconosciuti che studiano le tabelline.
Foto: Flickr
lunedì 2 novembre 2009
Piovono pietre
giovedì 22 ottobre 2009
No "no impact"
La settimana a impatto zero sta andando maluccio. Per il momento sono stata forte solo sul fronte trasporti: lavoro da casa, abito in centro e mi piace camminare e fare le scale. Per il resto...
Niente shopping, voto 8. Ho cercato di tener fede alla mia promessa di non comprare roba, e ho ceduto solo mercoledì, giorno 4 della settimana a impatto zero, per acquistare una chiavetta Usb da 8 giga. Un acquisto incongruo? Beh, almeno non era l'ennesima borsa. Nello stesso negozio però ho anche cercato invano di far riparare la mia macchina fotografica digitale che ha lo schermo rotto ma non ci sono riuscita. "Mannò signora, lo schermo è la parte che costa di più. Ripararla costerà sui 150 euro, a quella cifra se ne compra una nuova di gamma più alta". Ma perché ripararla costa 150 euro? Perché sennò poi non te ne compri un'altra! Io non l'ho comprata e resto con la mia digitale con cui scatto guardando nel mirino ottico e poi non posso rivedere le immagini, più low tech di così...
Riduzione dei rifiuti, voto 4 Ho una sporta piena di spazzatura che campeggia accanto alla mia scrivania. Sta lì a ricordarmi che come ambientalista faccio schifo perché produco decisamente troppa rumenta. E non ho conservato quella organica (per paura che mio marito mi denunciasse ai Nas). Si tratta di bottiglie, vasetti, confezioni, involucri, giornali, tutta roba che adeguatamente separata, pulita e portata nelle apposite campane si può riciclare, ma il concetto è che sarebbe stato meglio non produrla, non usarla. Cosa ho imparato? La birra alla spina è ecologica, il prosciutto preincartato della Coop no.
Mangiare solo cibo locale, voto 5 E' vero non mi sono sbattuta come avrei dovuto, ma al mercato su 50 banchi solo tre avevano qualche striminzita verdurina coltivata nella mia regione (lattuga e cavolo nero che ho prontamente acquistato). L'unica frutta locale erano dei fichi rugosi grandi come olive saclà che costavano la bellezza di 8 euro al chilo: ho lasciato perdere. Ho controllato anche al supermercato e vi assicuro che c'è da mettersi le mani nei capelli. Passi per le banane che ovviamente crescono solo nei paesi tropicali, e per i kiwi che arrivano dalla Nuova Zelanda. Ma le arance dal Sud Africa e i pomodori dall'Olanda?
Risparmio energetico, voto 5 Ho cercato di evitare di accendere il computer prima che mi servisse davvero. Prima ho letto i giornali, dato un'occhiata a del materiale di lavoro che avevo stampato, (acc! ma non si deve stampare... come ti muovi sbagli), fatto un paio di telefonate e solo dopo ho acceso il pc.
Ho cercato di calibrare al meglio l'uso del riscaldamento domestico e ho finalmente capito perché Mastro Ciliegia aveva il naso rosso: non era il vino, risparmiava sulla stufa.
Per quanto riguarda il mio frigo, di cui chi segue questo blog sa già fin troppo, è un americano doppia porta. E' di classe energetica A ma sospetto che consumi quanto uno Shuttle. Lavatrice e lavastoviglie oggi, giorno dedicato al risparmio energetico, sono state ferme. Ma stanno solo prendendo la rincorsa per marciare a tutta birra appena l'embargo sarà finito.
Venerdì tocca al risparmio idrico A non sprecare l'acqua mi sto allenando da parecchio, ma certo che lavarsi i denti usandone un solo bicchiere rappresenta pur sempre una sfida interessante.
Sabato sarà la volta del volontariato: bisogna fare qualcosa per la comunità.
E domenica? Ci si riposa e si cerca di fare (e impattare) il meno possibile.
Per partecipare: No Impact Project
Foto: Flickr.
mercoledì 14 ottobre 2009
Basta roba!

L’imperativo è decrescere. E come è vero che l’incoraggiamento necessario per farlo arriva dalla necessità! Intendiamoci, non è che non si voglia contribuire al bene del pianeta in maniera del tutto disinteressata, per carità. Ma mentre la crisi economica si fa sentire forte e chiara, il cambiamento climatico (anche se a ottobre si schiatta ancora di caldo) è leggermente meno pressante per chi non abita su un isolotto in mezzo all’oceano.
Le cose da fare sono quelle che ormai tutti conosciamo: consumare meno energia, riciclare i rifiuti, risparmiare acqua, comprare meno cibo confezionato, precotto, proveniente dall’altra parte del mondo, usare mezzi di trasporto sostenibili (piedi, bici, mezzi pubblici), volare meno…
Okay, ma come la mettiamo con la roba? Sì la roba, la roba, quella che ti chiama dalle vetrine, quella che i negozi ti tirano dietro perché c’è sempre meno gente che ha i soldi per comprarla, quella che ti porti a casa nel sacchetto e ti senti una persona migliore per cinque minuti. Quella roba lì inquina anche lei. L’hanno prodotta (probabilmente sfruttando manodopera a basso costo in qualche sweatshop del terzo mondo), tinta, riempita di sostanze chimiche, impacchettata, trasportata e poi ce la danno a noi a un prezzo X, che non tiene in alcun conto le emissioni prodotte per fabbricarla. Io di roba così ne ho a pacchi a casa mia e scommetto anche voi. Solo nel mio armadio ce n’è per anni.
Appunto, dico. Ma che, sono scema a comprarmene dell’altra? Quindi comincia qui il mio cammino anti-consumistico: non voglio comprare più roba. E sai che bel risparmio! Lascio fuori il mangiare e il bere, i farmaci e le cose essenziali per la creatura (urge un maglione per l’inverno, alle scarpe abbiamo già provveduto). Tutto il resto non mi serve. Ho libri a sufficienza per aprire una biblioteca, manco una libreria. Se non compro libri per i prossimi dieci anni potrò finalmente leggere tutti quelli che ho acquistato nei passati dieci: come credete che abbia fatto Feltrinelli a pagarsi quel supermegastore che ha aperto nel centro di Genova?
Ecco, è così che immagino la vecchiaia, un lungo inverno al caldo senza comprare nulla. Dovrò prevedere una deroga per la Settimana enigmistica.
Che poi di questi tempi non comprare è l'unico atto davvero sovversivo. Almeno a giudicare dal clamore che ha suscitato in America la proiezione nelle scuole del video che trovate in fondo al post (diviso in tre parti con sottotitoli in italiano), che ripercorre in maniera piuttosto didattica e con piglio ecologista la "storia della roba", appunto.
Glenn Beck, commentatore del canale Fox, una via di mezzo tra giornalista e intrattenitore, una specie di Dave Lettermann di destra, ha riempito intere trasmissioni di commenti sbalorditi all'idea che ai bambini americani possano venir dette cose tutto sommato banali: comprare non è un valore, gli oggetti sono fatti per diventare presto obsoleti, lavoriamo sempre di più per comprare sempre più roba e nel poco tempo libero rimasto guardiamo la tv che ci incoraggia a comprare ancora ecc, ecc...
A partire da domenica proverò l'esperimento No Impact week: una settimana passata a cercare di raggiungere l'impatto zero. Penso che quando arriverà il "giorno senza lavatrice", in cui bisogna fare il bucato nella vasca da bagno pigiandolo con i piedi, ci sarà da piangere. Ma ormai ho preso l'impegno. Quanto all'intento di non comprare roba, beh, spero di protrarlo oltre la settimana. Ma sono cauta, come quando avevo appena smesso di fumare e mi mancava il coraggio di proclamare: non fumerò mai più...
Foto: Flickr
Glenn Beck commenta il documentario "Story of stuff"
mercoledì 30 settembre 2009
Il servizio pubblico
Il siparietto comico delle due aspiranti escort intrappolate nel bagno del Premier non è un servizio pubblico. E' uno scandalo! Ma come, noi paghiamo il canone per vedere 'sta roba?
Vuoi mettere invece L'Eredità o Miss Italia? Quelli sì che sono programmi che valgono davvero i soldi che costano.
Insomma 'ste due cretine con l'accento barese chiuse in bagno a farsi le foto e ad asciugarsi i capelli con il phon di Putin sono tutte intabarrate, tutte coperte, non si vede manco mezza chiappa. Ma uno che paga a fare?
Il primo episodio
venerdì 11 settembre 2009
Se Silvio fosse donna
Dal Blog di Concita De Gregorio, direttore de L'Unità: "Bisogna fare uno sforzo ulteriore e immaginare di avere una donna di 73 anni presidente del Consiglio. Una Merkel più anziana, per esempio, che si circonda di gigolò ventenni tatuati e disdice gli impegni pubblici per restare in doccia con loro. Cosa accadrebbe in quel caso? Le basterebbe dire non sono una santa? Oppure: non li pago, sono tutti volontari?"
Prospettiva interessante, non trovate? Fantascientifica, ma interessante.
lunedì 31 agosto 2009
I cattivi dei B movie
Siamo amici dei dittatori.
Schediamo (e picchiamo per strada e insultiamo a mezzo stampa) gli omosessuali.
Annulliamo la libertà di stampa, mettendo a tacere chi ci fa domande scomode.
Rispediamo i poveracci, i perseguitati, gli ultimi, a casa loro con un calcio nel didietro.
Utilizziamo altri esseri umani (possibilmente donne belle e giovani) come merce per "uso personale" o come merce "di scambio".
E pretendiamo il rispetto di tutti, e possibilmente anche lodi e magari, perché no, qualche Ola.
Siamo i cattivi dei film di serie B. Quelli che quando li guardi poi cambi canale dicendo: "Ma chi è lo sceneggiatore? Ma ti supplico, un po' di realismo!".
Siamo quelli che hanno conquistato un Paese a botte di tette e culi in tv a tutte le ore. Controlliamo televisioni, giornali e pubblicità ma insistiamo che i mass media ce l'hanno con noi. Siamo inverosimili, ridicoli, biechi e sporcaccioni. Sorridiamo sempre mentre te lo poniamo laddove il sole non dà i suoi raggi. E questo tu lo apprezzi. E ci voti.
Noi vorremmo essere migliori, ma se ce la sfanghiamo comportandoci così, perché mai dovremmo provarci?


