mercoledì 3 marzo 2010

Controcorrente


E' tempo di mettere in discussione le mie convinzioni, tanto per vedere l'effetto che fa. Non è che me la sono andata a cercare, però sono stimoli che arrivano attraverso la Rete ed è difficile resistere.

Il primo è stato il libro di Jaron Lanier, pioniere, anzi forse meglio dire inventore della realtà virtuale, una specie di genio hippy, almeno dall'aspetto, che negli anni 70-80 era tra quelli che davano forma alle cose che ora stiamo vivendo. Il suo libro You are not a gadget (qui un estratto) è un manifesto per un nuovo umanesimo nell'era dell'intelligenza collettiva. L'assunto di base è che abbiamo cominciato ad adorare questa famosa saggezza delle folle come se fosse un'entità super-umana, mentre dimentichiamo che è formata da molti individui la cui importanza si va in qualche modo svalutando con l'aumentare del valore che diamo alla "cloud", la nuvola.

Concetti di fondo:

  • Devi essere qualcuno prima di poterti condividere;
  • Sono i computer a diventare sempre più intelligenti o siamo noi umani che abbassiamo le nostre pretese per farli sembrare più in gamba di quel che in realtà sono?
  • L'idea del web come motore di sviluppo della creatività (sogno di Lanier e altri ai primordi di internet) non potrebbe essere più sbagliata: tutta la blogosfera non fa che attingere contenuti dal mondo reale e dalla cultura offline (letteratura, tv, cinema) con un'operazione che alla lunga sarà auto-cannibalizzante (con buona pace degli amanti della fan-fiction e dei mash-up);
  • Wikipedia sarà anche una bella cosa, ma un sacco di siti specializzati in argomenti molto particolari sono stati aggiornati per l'ultima volto proprio quando l'enciclopedia online è nata: molta gente davvero esperta ha smesso di dare il proprio contributo individuale perché "tanto c'è il wiki", che compare quasi sempre tra i primi risultati di qualunque ricerca facciate;
  • Per quanto grande sia il numero di individui che decide di dedicare un po' del proprio tempo a un sito collaborativo di fisica non riuscirebbe a replicare i risultati neanche di un mediocre fisico, figuriamoci di Einstein;
  • Senza rischio economico non c'è bisogno di competenza. Per questo si può sfruttare la famosa intelligenza collettiva, che è gratis per trarne un potenziale profitto: chi lo farà sarà il Signore delle Folle.
Nota a margine. Il libro è pubblicato in un vezzoso formato vintage, con le pagine tagliate irregolarmente. Visto l'argomento del saggio la cosa ha un effetto davvero un po' passatista, ma quel che è peggio è che è impossibile da sfogliare: complimenti all'idiota che si è inventato questo strumento di marketing per bibliofili privi di pollice. Carino invece il sito di Lanier, la cui struttura e grafica sono volutamente rimaste identiche a quelle dei primi siti internet degli anni 90.

L'altro stimolo interessante riguarda l'ambiente e ci sono arrivata perché mi ha colpito il titolo dell'articolo di cui sto per parlarvi. In particolare il suo riferimento alle docce...
Forget shorter showers, ovvero Lasciate perdere le docce brevi, è una interessantissima dissertazione di Derrick Jensen, scrittore e ambientalista, sull'inutilità dello sforzo personale per la salvaguardia del pianeta.

Concetti di fondo:
  • Siamo vittime di una campagna di persuasione che ci invita a occuparci dei nostri consumi personali distraendoci dal vero obiettivo che dovrebbe essere quello di una resistenza politica organizzata.
  • Se ogni americano facesse alla lettera tutto ciò che il film di Al Gore, Una verità scomoda, suggerisce le emissioni di carbonio degli Usa calerebbero solo del 22%.
  • I veri inquinatori, i veri ladri di acqua (quella che le docce brevi del titolo contribuirebbero assai poco a salvare), i veri sperperatori di energia, i veri produttori di rifiuti non sono i consumatori ma la grande industria e i colossi commerciali, insomma le corporation e in generale i settori produttivi.
  • Accettiamo i rintuzzi su quello che ognuno di noi dovrebbe fare per salvare la Terra perché ci instillano il senso di colpa, ma così facendo incoraggiamo la tendenza a incolpare l'individuo invece del sistema.
  • Il concetto di inquinare meno, fare meno male al pianeta e tornare a uno stile di vita semplice può essere piacevole e non va certo rigettato, ma non è risolutivo a nessun livello: quel che bisognerebbe fare è lottare contro il sistema che davvero danneggia il posto in cui viviamo.
Nota a margine. Secondo me comprando tutti meno roba e rispondendo con minore entusiasmo alle sirene del marketing, compreso quello "green", contribuiremmo comunque a indebolire quel sistema che si basa proprio sui nostri consumi. Però l'idea del senso di colpa individuale che lascia il grande capitale indisturbato mi piace un sacco.

Comunque, per la cronaca, io continuo a chiudere il rubinetto quando mi insapono.

P.s. Prima di abbattere il grande capitale per salvare la Terra e vivere tutti nudi e felici, posso suggerire che l'e-commerce in Italia prenda esempio da Amazon Usa? Funziona da Dio, ordini, paghi con la carta di credito e ti mandano i libri, che ti arrivano perfettamente integri proprio quando ti avevano promesso che sarebbero arrivati. Non è ecologico, ma è molto appagante.

Foto: Flickr.

martedì 2 febbraio 2010

Marilyn


Sono entrata in quella fascia di età in cui si pensa al futuro con terrore. Insomma, se ho superato con nonchalance gli anni di Cristo potrei soccombere agli anni di Marilyn. Non so, sarà che sono sempre stata una ragazzina, la più giovane, la più ingenua, (la più bassa), e ora oltre ogni ragionevole dubbio non lo sono più. Oppure sarà che mio figlio cresce e io penso che un giorno, non lontanissimo, avrà una vita sua, vedrà gente, avrà delle ragazze, penserà a me come a una palla al piede. E lo sarò. Ah, se lo sarò.

Sia come sia, a noi che strisciamo sui gomiti verso la mezza età capitano cose strane. Lungi dal suicidarci con le pillole sul copriletto di seta, che sarebbe elegantissimo ma anche un po' troppo definitivo, ci interroghiamo su quando è stata l'ultima volta che non abbiamo avuto male da qualche parte: collo, schiena, polpacci, ginocchia? Ci guardiamo allo specchio con un ghigno e ci chiediamo: ma davvero, come dice la pubblicità, anche i denti invecchiano? Ci compriamo le creme antirughe e non riusciamo a tenere a freno il sarcasmo: le avessi mai viste funzionare su qualcuna. Ci osserviamo impietose uscendo dalla doccia e ci chiediamo sgomente come sia possibile che con gli anni le tette si restringano e il culo si ingrossi.

Parlo al plurale non per darmi un tono, ma perché amo credere che questi pensieri psicotici siano condivisi dalle mie coetanee. Alle quali voglio però sussurrare in segreto la formula dell'antidoto a tutto ciò. Ripensare ai momenti gloriosi e dire a se stesse: ero io quella, e lo sono ancora.
Con me ovviamente non funziona, perché nei miei momenti gloriosi avevo sempre il prezzemolo tra i denti o le ascelle con l'alone di sudore. Però per voi altre, che avete stile e girate astutamente con uno specchio da borsetta, vale la pena ripercorrere il viale dei ricordi.

Nei momenti no io ripenso sempre al mio mitico incontro con Colin Firth.
Sì, avete letto bene, l'idolo delle donne, l'uomo perfetto, il bel Darcy di Orgoglio e pregiudizio, e di Bridget Jones, una delle cose per cui in generale vale la pena stare al mondo. Ha girato un film a Genova anni fa ed è così che un giorno lo vedo entrare nella mia palestra. E dire che non ci volevo manco andare quella mattina. Ma quando mai, del resto? Io sto essudando ogni umore sul tapis roulant e lui si sistema sullo stepper ellittico (qualunque cosa voglia dire) dall'altra parte della sala.
Ora, immaginate la tempesta di pensieri che mi ha travolto. Sono alla fine del mio allenamento. Sono sudata marcia, ma sempre con i miei tre chili di troppo in saccoccia. Ho una maglietta orrenda e i capelli tenuti insieme da quella che sembra bava di alieno coadiuvata da elastico di spugna. Non vorrei incontrare nemmeno il mio fruttivendolo in questo stato, figuriamoci il maschio alfa, beta e gamma Firth.
Eppure lui è lì, è l'occasione della vita. Se non scendo immediatamente dal tapis roulant e non vado a parlargli, in futuro non potrò che rinfacciarmelo. E così vado, mi paro davanti al buon Colin in posa mussoliniana senza lasciargli alcuna via di fuga, e con un inglese impeccabile gli chiedo se è proprio lui, se sta girando un film, se è la prima volta che viene a Genova, se la città gli sta piacendo, quanto si fermerà. Ovviamente aggiungo che sono una sua grande fan e che gli auguro un buon soggiorno.
Poi giro i tacchi, la coda di cavallo fossilizzata nella bava, le ascelle alonate di sudore e il didietro con tutti e tre i chili in sovrappiù, e me ne vado nello spogliatoio a fare la doccia. E sotto quella doccia sono senza età: solo una tipa che ha chiacchierato con un divo mondiale come fosse la cosa più normale del mondo.
Oggi Colin Firth ha 50 anni ed è ancora un bell'omett. Ma sapete che c'è? Io sono decisamente troppo giovane per lui.

Foto: Flickr.

domenica 17 gennaio 2010

Domande per il nuovo decennio


Finalmente inizia una decade a cui un domani potremo dare un nome. No perché, seriamente, ma chi è che tra quarant'anni davvero dirà "gli anni zero" per riferirsi ai dieci appena archiviati?
Comunque, per gli anni Dieci ci sono alcune domande che mi attanagliano e riguardano il modo in cui ci toccherà vivere da adesso in poi. Trovo nel decennio fuggito i semi per le fregature future e me ne preoccupo perché sarò progressivamente sempre meno sveglia, e quindi me ne beccherò parecchie.

Ci toccherà far tutto da soli?
Ho capito che l'automazione ha fatto passi da gigante e che ci sono mestieri che dobbiamo rassegnarci a veder archiviati per sempre, alcuni con nostalgia (il parcheggiatore abusivo) altri con un fremito di soddisfazione (il casellante). Ma c'è pur sempre una quantità di roba per fare la quale umanamente ti aspetteresti di poter pagare qualcuno e invece nessuno te la fa.
Ho già scritto delle casse automatiche al supermercato, con la kapò che strilla se sbagli a passare il codice a barre e i vecchietti tremanti che continuano a fare code di ore alle casse "umane" anche se hanno comprato solo il kukident e un chilo di prugne.
Ma il fai-da-te raggiunge ogni giorno nuove frontiere. E' sera, ti fermi al benzinaio in autostrada e oltre al pieno vorresti dare una gonfiatina alle gomme? L'omino ti segnala la colonnina in un angolo mal illuminato dove puoi andare a tentare la fortuna, e dentro di sé capisci che si recita la scena di Fantozzi "Non aiutatelo, deve farcela da solo!".
Devi prendere un aereo? Il check-in online è praticamente obbligatorio per la maggior parte delle compagnie, ma se poi ti presenti con "solo" un'ora di anticipo sul volo l'addetta al banco ti minaccia di lasciarti a terra: ma allora a che diamine serve fare il check-in prima? Ah, già, a tagliare posti di lavoro.

Continueremo a farci prendere in giro dalla grande distribuzione?
Compro la birra senza glutine. Sarà un prodotto di nicchia? Eppure alla Coop sotto casa ce l'hanno. Costa 5,95 euro la confezione da 4 bottigliette. Ma solo se la compri nel reparto birre, perché se per caso la metti nel carrello prelevandola dallo scaffale "prodotti per celiaci" ti costa 6,65 euro. Sto programmando una rivolta, quando servono rinforzi vi chiamo.
Mio padre deve comprarsi un pc e io lo aiuto. Vedo il volantino del Saturn che pubblicizza un bel notebook in promozione fino al 6 gennaio, mi reco al negozio il giorno 4 e mi dicono che no, quel modello non è in effetti mai arrivato. Alla faccia dell'offerta civetta!

In tv pagheremo sempre di più per avere sempre di meno?
Da qualche giorno sulla tv di Fastweb non si vede più la Rai. Ma non si vede più manco con l'antenna normale e non si vede ancora in digitale. Chiamo, protesto, mando la mail, non succede niente. Poi decido di riabbonarmi a Sky (lo so, lo so, decisione opinabile) e come effetto collaterale finalmente rivedo la Rai tramite Sky. E sapete che c'è? Non c'è mai un tubo da guardare.

E infine: Craxi sarà beatificato?
Benedetto lo era già di nome, quindi parte avvantaggiato. Il Presidente della Repubblica manderà un messaggio per il decennale della morte e tutta la nomenklatura di governo va a rendergli omaggio in Tunisia, dove è spirato contumace, ops volevo dire esule. Persa l'occasione di diventare papa (il mitico Pio Tutto delle barzellette che giravano all'epoca di Mani Pulite), potrebbe rifarsi post-mortem battendo sul tempo Woitilaccio. Per Frattini fu "un grande uomo di Stato". C'è da dire che rispetto a Frattini anche Fabrizio Corona lo è. Comunque quel che sta succedendo vale come monito per tutti: fate le peggio cose, basta farle ad altissimo livello, poi quando vi beccano fuggite all'estero, morite e godetevi la riabilitazione da lassù. Perché, avete forse dei dubbi che Bettino ci guardi benevolo dal paradiso?

Foto: Flickr.

lunedì 7 dicembre 2009

Una doccia per Copenaghen


Al sabato mattina accompagno mio figlio in piscina. Lo guardo avviarsi mestamente alla sua lezione di galleggiamento, faccio le mie vasche a rana e a dorso e poi mi concedo una bella doccia calda. E' una doccia a gettone e, diversamente da quello che mi sarei aspettata, (e da quello che succedeva nelle piscine comunali che frequentavo qualche anno fa), il gettone dura a lungo. Molto a lungo.
A casa mi insapono col rubinetto chiuso. Metto il balsamo nei capelli e poi mi becco 3 minuti di freddo aspettando che faccia il suo effetto perché non potrei tollerare di restare sotto il getto dell'acqua solo per il piacere di scaldarmi. A casa so che l'acqua è un bene prezioso, destinato a divenire sempre più scarso e che va consumato con parsimonia.
Ma in piscina... Qui è come se tutta la mia consapevolezza sulla necessità di risparmiare l'oro blu fosse anestetizzata dal prolungato contatto col cloro: sto sotto al getto tiepido per tutto il tempo senza farmi troppe domande. Al di fuori delle pareti del mio bagno è come se il problema apparisse meno reale, o comunque meno pressante.
Questa non è la mia acqua e risparmiandola non ho la sensazione di fare la mia parte. E' l'acqua di tutti, quindi in definitiva di nessuno.

L'unica volta che sono stata negli Stati Uniti, ormai più di dieci anni fa, ho pensato che era un luogo di eccessi, una sorta di paese dei balocchi come se lo immagina un bambino dell'età di mio figlio: fantastiche luminarie, mangiare di tutto a tutte le ore, negozi traboccanti di merce che puoi comprarti anche se non hai soldi. La cosa mi aveva lasciata un po' stordita e perplessa sul predominio americano sul mondo. Oggi che quel predominio si sgretola a vista d'occhio mi rendo conto che l'americano che si è comprato casa a 70 km da dove lavora e che tutti i giorni passa due ore e mezza a bordo di un Suv, tanto la benzina non gli costa una mazza, fa un danno anche a me. E il danno è doppio nel momento in cui crede che quello stile di vita sia un suo diritto e fa di tutto per mantenerlo.

Credo che il problema che ci troviamo ad affrontare, e a cui si dovrà cercare una soluzione in questi giorni alla conferenza sul clima dell'Onu a Copenaghen, abbia molto a che fare con la mia peccaminosa doccia in piscina. Siccome il problema è globale alla fine pensiamo che non ci riguardi singolarmente. Mentre il fatto che io mi senta autorizzata a scialacquare solo perché pago il mio gettone dovrebbe farvi arrabbiare molto. Quell'acqua, che scivola copiosa nella grata di scarico mentre canticchio, è anche vostra.

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lunedì 2 novembre 2009

Piovono pietre


SHOPPING
Alla Fnac il prezzo esposto di alcuni prodotti non corrisponde a quello che poi vi praticano alla cassa. La politica aziendale è interessante. Ho comprato una chiavetta usb che sarebbe costata (etichetta adesiva sulla confezione) 17,90 euro, ma il prezzo che compariva sull'espositore era ribassato a 15,90. Poi ho preso un Dvd RW da una pila di dischetti contrassegnati dal cartellino 1,70 euro. Alla cassa la chiavetta usb me l'hanno fatta pagare il prezzo scontato, 15,90, il Dvd invece si scopre che costa 2 euro.
Ma come? dico io.
Signora, vede, l'etichetta sul Dvd dice 2 euro, dice lei.
Ma sull'espositore c'era scritto 1,70, dico io.
Ma vale il prezzo appiccicato al prodotto, dice lei.
Ma allora perché non mi fa pagare 17,90 per la chiavetta usb? dico io.
Sa come fanno loro? Quando il prezzo diminuisce, mettono il prezzo giusto nell'espositore. Quando il prezzo sale cambiano le etichette ma non il cartellino sull'espositore, dice lei.
Ah, è così che fanno loro? MA LORO CHI, CRETINA, CHE ANCHE TU LAVORI QUI? La parte in stampatello non la dico ma la penso a tutto volume.
Lo scopo è fottere il consumatore, facendogli credere che sta per spendere meno di quello che spenderà in realtà. Io il Dvd l'ho lasciato alla cassa, ma scommetto che un sacco di gente se lo compra e tanti saluti.

SCUOLA
La riforma Gelmini ha decimato le maestre, ve l'eravate data? Noi genitori di bimbi alle elementari purtroppo sì. E pensare che invece di andare incontro all'istituzione in difficoltà, rompendo le palle il meno possibile, noi abbiamo perfino deciso di esonerare il pupo dall'insegnamento della religione. Si tratta di due ore a settimana (sì, due ore, e una sola di ginnastica, tanto per dare una mano al diffondersi dell'obesità infantile) nelle quali "prima della riforma" ci sarebbe stata una maestra a disposizione per far fare ai bimbi una qualche attività alternativa. Ora non c'è più, quindi i bimbi vengono sbattuti di volta in volta in una classe a caso a fare, spesso, gli stessi disegnini di Gesù che i loro compagni fanno con la maestra di religione: geniale non trovate?
Soluzioni proposte dalla preside? "Quello che possiamo suggerire ai genitori che hanno scelto di non far fare religione ai figli è di ripensarci: fategliela fare".
Già così c'è da mettersi le mani nei capelli, ma aspettate, c'è di più. Un genitore alza la mano e chiede: "Mi scusi io all'iscrizione non avevo barrato la casella perché ero indeciso, adesso però vorrei esonerare mio figlio: si può?" Ennò, doveva decidere al momento dell'iscrizione, adesso ormai non può più ripensarci. Cioè il ripensamento vale solo se fai come comoda a loro.
Dobbiamo quindi ringraziare la Gelmini per più di un motivo:
1) ha messo in mezzo alla strada un sacco di gente, per la stragrande maggioranza donne, che si ritrovano senza un reddito;
2) ha costretto molte mamme a fare i salti mortali sul lavoro a causa dell'orario ridotto fatto dai figli a scuola;
3) ha di fatto reso obbligatoria la religione a scuola eliminando qualsiasi alternativa.
Grazie Mariastella.
Morale della storia? La tattica funziona! Mio figlio adesso fa religione. Così almeno quando deve unire i puntini per dare forma alla Vergine Maria lo può fare nel suo banco insieme ai suoi coetanei di I B, e non in terza A in mezzo a sconosciuti che studiano le tabelline.

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giovedì 22 ottobre 2009

No "no impact"

La settimana a impatto zero sta andando maluccio. Per il momento sono stata forte solo sul fronte trasporti: lavoro da casa, abito in centro e mi piace camminare e fare le scale. Per il resto...

Niente shopping, voto 8. Ho cercato di tener fede alla mia promessa di non comprare roba, e ho ceduto solo mercoledì, giorno 4 della settimana a impatto zero, per acquistare una chiavetta Usb da 8 giga. Un acquisto incongruo? Beh, almeno non era l'ennesima borsa. Nello stesso negozio però ho anche cercato invano di far riparare la mia macchina fotografica digitale che ha lo schermo rotto ma non ci sono riuscita. "Mannò signora, lo schermo è la parte che costa di più. Ripararla costerà sui 150 euro, a quella cifra se ne compra una nuova di gamma più alta". Ma perché ripararla costa 150 euro? Perché sennò poi non te ne compri un'altra! Io non l'ho comprata e resto con la mia digitale con cui scatto guardando nel mirino ottico e poi non posso rivedere le immagini, più low tech di così...
Riduzione dei rifiuti, voto 4 Ho una sporta piena di spazzatura che campeggia accanto alla mia scrivania. Sta lì a ricordarmi che come ambientalista faccio schifo perché produco decisamente troppa rumenta. E non ho conservato quella organica (per paura che mio marito mi denunciasse ai Nas). Si tratta di bottiglie, vasetti, confezioni, involucri, giornali, tutta roba che adeguatamente separata, pulita e portata nelle apposite campane si può riciclare, ma il concetto è che sarebbe stato meglio non produrla, non usarla. Cosa ho imparato? La birra alla spina è ecologica, il prosciutto preincartato della Coop no.
Mangiare solo cibo locale, voto 5 E' vero non mi sono sbattuta come avrei dovuto, ma al mercato su 50 banchi solo tre avevano qualche striminzita verdurina coltivata nella mia regione (lattuga e cavolo nero che ho prontamente acquistato). L'unica frutta locale erano dei fichi rugosi grandi come olive saclà che costavano la bellezza di 8 euro al chilo: ho lasciato perdere. Ho controllato anche al supermercato e vi assicuro che c'è da mettersi le mani nei capelli. Passi per le banane che ovviamente crescono solo nei paesi tropicali, e per i kiwi che arrivano dalla Nuova Zelanda. Ma le arance dal Sud Africa e i pomodori dall'Olanda?
Risparmio energetico, voto 5 Ho cercato di evitare di accendere il computer prima che mi servisse davvero. Prima ho letto i giornali, dato un'occhiata a del materiale di lavoro che avevo stampato, (acc! ma non si deve stampare... come ti muovi sbagli), fatto un paio di telefonate e solo dopo ho acceso il pc.
Ho cercato di calibrare al meglio l'uso del riscaldamento domestico e ho finalmente capito perché Mastro Ciliegia aveva il naso rosso: non era il vino, risparmiava sulla stufa.
Per quanto riguarda il mio frigo, di cui chi segue questo blog sa già fin troppo, è un americano doppia porta. E' di classe energetica A ma sospetto che consumi quanto uno Shuttle. Lavatrice e lavastoviglie oggi, giorno dedicato al risparmio energetico, sono state ferme. Ma stanno solo prendendo la rincorsa per marciare a tutta birra appena l'embargo sarà finito.

Venerdì tocca al risparmio idrico A non sprecare l'acqua mi sto allenando da parecchio, ma certo che lavarsi i denti usandone un solo bicchiere rappresenta pur sempre una sfida interessante.
Sabato sarà la volta del volontariato: bisogna fare qualcosa per la comunità.
E domenica? Ci si riposa e si cerca di fare (e impattare) il meno possibile.

Per partecipare: No Impact Project

Foto: Flickr.

mercoledì 14 ottobre 2009

Basta roba!



L’imperativo è decrescere. E come è vero che l’incoraggiamento necessario per farlo arriva dalla necessità! Intendiamoci, non è che non si voglia contribuire al bene del pianeta in maniera del tutto disinteressata, per carità. Ma mentre la crisi economica si fa sentire forte e chiara, il cambiamento climatico (anche se a ottobre si schiatta ancora di caldo) è leggermente meno pressante per chi non abita su un isolotto in mezzo all’oceano.
Le cose da fare sono quelle che ormai tutti conosciamo: consumare meno energia, riciclare i rifiuti, risparmiare acqua, comprare meno cibo confezionato, precotto, proveniente dall’altra parte del mondo, usare mezzi di trasporto sostenibili (piedi, bici, mezzi pubblici), volare meno…

Okay, ma come la mettiamo con la roba? Sì la roba, la roba, quella che ti chiama dalle vetrine, quella che i negozi ti tirano dietro perché c’è sempre meno gente che ha i soldi per comprarla, quella che ti porti a casa nel sacchetto e ti senti una persona migliore per cinque minuti. Quella roba lì inquina anche lei. L’hanno prodotta (probabilmente sfruttando manodopera a basso costo in qualche sweatshop del terzo mondo), tinta, riempita di sostanze chimiche, impacchettata, trasportata e poi ce la danno a noi a un prezzo X, che non tiene in alcun conto le emissioni prodotte per fabbricarla. Io di roba così ne ho a pacchi a casa mia e scommetto anche voi. Solo nel mio armadio ce n’è per anni.
Appunto, dico. Ma che, sono scema a comprarmene dell’altra? Quindi comincia qui il mio cammino anti-consumistico: non voglio comprare più roba. E sai che bel risparmio! Lascio fuori il mangiare e il bere, i farmaci e le cose essenziali per la creatura (urge un maglione per l’inverno, alle scarpe abbiamo già provveduto). Tutto il resto non mi serve. Ho libri a sufficienza per aprire una biblioteca, manco una libreria. Se non compro libri per i prossimi dieci anni potrò finalmente leggere tutti quelli che ho acquistato nei passati dieci: come credete che abbia fatto Feltrinelli a pagarsi quel supermegastore che ha aperto nel centro di Genova?

Ecco, è così che immagino la vecchiaia, un lungo inverno al caldo senza comprare nulla. Dovrò prevedere una deroga per la Settimana enigmistica.

Che poi di questi tempi non comprare è l'unico atto davvero sovversivo. Almeno a giudicare dal clamore che ha suscitato in America la proiezione nelle scuole del video che trovate in fondo al post (diviso in tre parti con sottotitoli in italiano), che ripercorre in maniera piuttosto didattica e con piglio ecologista la "storia della roba", appunto.

Glenn Beck, commentatore del canale Fox, una via di mezzo tra giornalista e intrattenitore, una specie di Dave Lettermann di destra, ha riempito intere trasmissioni di commenti sbalorditi all'idea che ai bambini americani possano venir dette cose tutto sommato banali: comprare non è un valore, gli oggetti sono fatti per diventare presto obsoleti, lavoriamo sempre di più per comprare sempre più roba e nel poco tempo libero rimasto guardiamo la tv che ci incoraggia a comprare ancora ecc, ecc...

A partire da domenica proverò l'esperimento No Impact week: una settimana passata a cercare di raggiungere l'impatto zero. Penso che quando arriverà il "giorno senza lavatrice", in cui bisogna fare il bucato nella vasca da bagno pigiandolo con i piedi, ci sarà da piangere. Ma ormai ho preso l'impegno. Quanto all'intento di non comprare roba, beh, spero di protrarlo oltre la settimana. Ma sono cauta, come quando avevo appena smesso di fumare e mi mancava il coraggio di proclamare: non fumerò mai più...

Foto: Flickr


The story of stuff






Glenn Beck commenta il documentario "Story of stuff"