lunedì 22 settembre 2008

Backup

Arriva per tutti il momento di conservare i ricordi in un posto sicuro. Il casino non è tanto dove, ma cosa. Il 90% di quelli che oggi fanno un backup dei file conservati sul computer sostanzialmente vuole mettere al sicuro le foto delle vacanze. Sono tra quelli, ovviamente. C'è però anche una serie infinita di documenti (più che altro file di testo) che vanno dalla lista dei regali di Natale all'ultimo pezzo scritto, che in qualche modo sento di dover salvare per i posteri. Ma quanto pattume si nasconde tra le pallide cartellette che affollano il cartellone Documenti?
Voglio davvero salvare tutto o questa è l'occasione per buttar via un po' di roba inutile e limitare l'impatto? In realtà ho comprato un hard disk da 1 Terabyte (1000 GB) proprio per non dovermi fare questa domanda. Però tant'è il backup non l'ho ancora fatto ma ho invece cominciato a dare un'occhiata alle cartelle dai titolo più oscuri per capire che caspita ci sia dentro.
Che posso dire? Voi non fatelo!
Il mio orgoglio di giornalista free-lance trema, ma devo pormi la domanda: perché ho un file che si intitola "Proposte per tutti"? E perché con tutto l'arretrato che ho, la cartelletta "Da fare", creata chiaramente in un momento di stress, risulta vuota?
Vabbè. Tra le macerie è emersa, con l'insospettabile titolo "Testi", anche quella che definirei una chicca, che risale a circa un anno e mezzo fa.
Eccola.

Ieri sono andata al concerto di Luca Carboni con Silvia e mi sono chiesta: che cosa ne è stato degli ultimi quindici anni? Stavo facendo mangiare Leonardo a pranzo e gliel’ho chiesto di botto: Che cosa ho fatto negli ultimi quindici anni? Non ha detto niente, come fa quasi sempre quando non capisce la domanda.
Sono stata davvero così lontana da me? Oppure la persona che ero ora non c’è più? Eravamo femmine adolescenti, carne da macello per cantautori di serie B, mezze donne perennemente imperfette senza la carità di un’estetista, avevamo paura di tutto e nessuna certezza dei nostri mezzi, vivevamo di stenti emotivi e volevamo farci stringere tra braccia forti, nuove.
Qualcuno aveva un’idea della verità e ce ne avrebbe parlato. Nell’attesa ci dovevamo accontentare di sentircele cantare da Carboni, o chi per lui.

Oggi abbiamo 33 anni e ci emozioniamo a sentirgli ragliare: “Chissà se tu sei cambiata, chissà dove sei finita, in questo lampo di vita, chissà se sei stata amata. Chissà se quella ferita, chissà se poi è guarita, in questo lampo di vita, chissà se ti sei salvata…”.

Ci mancano le due sedicenni che eravamo. Sfigate, pulite, ignare, potenti di tutta la vita che avremmo di botto vissuto a un certo punto. Sì, ci saremmo tuffate nelle acque ghiacciate un giorno, e la vita vera ci avrebbe investito come un tram carico di possibilità. E in fondo non è questo il tema della canzone che Carboni continua a cantare da vent’anni? Tutto può cambiare, anzi, ho paura all’idea di non cambiare. Tutto può ancora succedere. Però, l’ho notato per la prima volta al concerto, c’è un altro tema-chiave, che ritorna e ritorna. Quello del “siamo ancora tutti bambini”: la neve è sempre una novità, facciamo i dribbling allo specchio, ci ricordiamo la mamma che stirava in cucina, e da bambino sognavo di fare il benzinaio... Mi verrebbe da urlargli “È LA VECCHIAIA, LUCA!”

Oggi ho osservato Leonardo mentre giocava in cortile e ho avuto una stretta al cuore pensando che deve ancora patire tutto, che la vita deve ancora ferirlo, e che sta cominciando a portare un peso che a me sembra per lui già eccessivo. Lo vedo sguarnito, esposto, fragile. Ha tre anni e io so che soffrirà. E poi sentirà una nostalgia lacerante di quando pensava di soffrire. Deve ancora vivere interamente il ciclo. Deve ancora diventare bruttissimo e desiderare ardentemente un contatto fisico con persone che lo respingeranno. Deve ancora pensare di non avere speranza e poi farsi il culo per realizzare qualcosa. E arrivare un giorno a star seduto in un teatro pieno di gente che non gli assomiglia a farsi spiegare la vita da un cantante che si vergogna di ascoltare.

3 commenti:

ode ha detto...

Ma tu perché perdi tempo a fare la freelance, invece di scrivere il grande romanzo italiano?

Kisses

Ode

marta ha detto...

ha ha ha!
Sono circondata da scrittori. Scrivete voi che siete bravi. Io bloggo, con soddisfazione.
zM

Leonaltro ha detto...

Molto bello. Però il pezzo "dal passato", più che altro mi pare un pezzo dal futuro, più precisamente da quando avrai 85 anni. Minchia che angoscia!