
E' tempo di mettere in discussione le mie convinzioni, tanto per vedere l'effetto che fa. Non è che me la sono andata a cercare, però sono stimoli che arrivano attraverso la Rete ed è difficile resistere.
Il primo è stato il libro di Jaron Lanier, pioniere, anzi forse meglio dire inventore della realtà virtuale, una specie di genio hippy, almeno dall'aspetto, che negli anni 70-80 era tra quelli che davano forma alle cose che ora stiamo vivendo. Il suo libro You are not a gadget (qui un estratto) è un manifesto per un nuovo umanesimo nell'era dell'intelligenza collettiva. L'assunto di base è che abbiamo cominciato ad adorare questa famosa saggezza delle folle come se fosse un'entità super-umana, mentre dimentichiamo che è formata da molti individui la cui importanza si va in qualche modo svalutando con l'aumentare del valore che diamo alla "cloud", la nuvola.
Concetti di fondo:
- Devi essere qualcuno prima di poterti condividere;
- Sono i computer a diventare sempre più intelligenti o siamo noi umani che abbassiamo le nostre pretese per farli sembrare più in gamba di quel che in realtà sono?
- L'idea del web come motore di sviluppo della creatività (sogno di Lanier e altri ai primordi di internet) non potrebbe essere più sbagliata: tutta la blogosfera non fa che attingere contenuti dal mondo reale e dalla cultura offline (letteratura, tv, cinema) con un'operazione che alla lunga sarà auto-cannibalizzante (con buona pace degli amanti della fan-fiction e dei mash-up);
- Wikipedia sarà anche una bella cosa, ma un sacco di siti specializzati in argomenti molto particolari sono stati aggiornati per l'ultima volto proprio quando l'enciclopedia online è nata: molta gente davvero esperta ha smesso di dare il proprio contributo individuale perché "tanto c'è il wiki", che compare quasi sempre tra i primi risultati di qualunque ricerca facciate;
- Per quanto grande sia il numero di individui che decide di dedicare un po' del proprio tempo a un sito collaborativo di fisica non riuscirebbe a replicare i risultati neanche di un mediocre fisico, figuriamoci di Einstein;
- Senza rischio economico non c'è bisogno di competenza. Per questo si può sfruttare la famosa intelligenza collettiva, che è gratis per trarne un potenziale profitto: chi lo farà sarà il Signore delle Folle.
L'altro stimolo interessante riguarda l'ambiente e ci sono arrivata perché mi ha colpito il titolo dell'articolo di cui sto per parlarvi. In particolare il suo riferimento alle docce...
Forget shorter showers, ovvero Lasciate perdere le docce brevi, è una interessantissima dissertazione di Derrick Jensen, scrittore e ambientalista, sull'inutilità dello sforzo personale per la salvaguardia del pianeta.
Concetti di fondo:
- Siamo vittime di una campagna di persuasione che ci invita a occuparci dei nostri consumi personali distraendoci dal vero obiettivo che dovrebbe essere quello di una resistenza politica organizzata.
- Se ogni americano facesse alla lettera tutto ciò che il film di Al Gore, Una verità scomoda, suggerisce le emissioni di carbonio degli Usa calerebbero solo del 22%.
- I veri inquinatori, i veri ladri di acqua (quella che le docce brevi del titolo contribuirebbero assai poco a salvare), i veri sperperatori di energia, i veri produttori di rifiuti non sono i consumatori ma la grande industria e i colossi commerciali, insomma le corporation e in generale i settori produttivi.
- Accettiamo i rintuzzi su quello che ognuno di noi dovrebbe fare per salvare la Terra perché ci instillano il senso di colpa, ma così facendo incoraggiamo la tendenza a incolpare l'individuo invece del sistema.
- Il concetto di inquinare meno, fare meno male al pianeta e tornare a uno stile di vita semplice può essere piacevole e non va certo rigettato, ma non è risolutivo a nessun livello: quel che bisognerebbe fare è lottare contro il sistema che davvero danneggia il posto in cui viviamo.
Comunque, per la cronaca, io continuo a chiudere il rubinetto quando mi insapono.
P.s. Prima di abbattere il grande capitale per salvare la Terra e vivere tutti nudi e felici, posso suggerire che l'e-commerce in Italia prenda esempio da Amazon Usa? Funziona da Dio, ordini, paghi con la carta di credito e ti mandano i libri, che ti arrivano perfettamente integri proprio quando ti avevano promesso che sarebbero arrivati. Non è ecologico, ma è molto appagante.
Foto: Flickr.