giovedì 7 maggio 2009

Quando le vacche erano grasse. E non lo sapevamo


"L'Universo si sta dilatando". Lo dice nel film Io e Annie il piccolo Alvy Singer, alter ego di Woody Allen, già nevrotico a nove anni, ossessionato dall'idea di un Universo i cui pezzi vanno alla deriva. "Sono forse affari tuoi?", chiede la pragmatica mamma ebrea che lo ha trascinato dal dottore perché Alvy ha smesso di fare i compiti. "Tu sei qui a Brooklyn. Brooklyn non si sta dilatando".

Il nostro Universo invece si sta restringendo. Tutto raggrinzisce e si ritira, come un maglioncino infeltrito le cui maniche si accorciano inesorabilmente dopo il fatale lavaggio in acqua. Dei decenni spensierati in cui anche chi stava maluccio si sentiva destinato a far meglio non è rimasto che un ricordo che già quasi sbiadisce. Polaroid del passato prossimo lasciata incautamente al sole.
Cioè, andremo a stare peggio, vi rendete conto? Alla gente della mia generazione questo è un concetto che va spiegato con la calma e il vocabolario basilare che servirebbero per far capire Internet a un novantenne. Semplicemente fatichiamo ad afferrare un'idea che va contro tutto quello che eravamo abituati a pensare. Fare più soldi, trovare un lavoro migliore, permettersi una vacanza più esotica, comprare vestiti più belli. La cosa inaccettabile è che da ora in poi, e per chissà quanto, (forse per sempre?), saremo costretti a guardarci indietro sospirando al ricordo di quella meravigliosa Arcadia di opulenza e serenità, al periodo d'oro in cui non vigeva il terrore di essere licenziati, non trovare mai più un altro impiego e finire a sbriciolare pane secco ai piccioni parlando da soli.
Ma dove diavolo ero io quando ero ricca e felice? Cosa stavo facendo? Perché non me la sono data? E quindi perché adesso ho la spiacevole sensazione che avrei potuto godermela di più?

5 cose che avrei fatto/comprato se avessi saputo che la pacchia stava per finire:
- Molti ma moooolti più trattamenti di bellezza;
- Un iPhone;
- Più biglietti del treno di prima classe;
- Un altro viaggio negli Stati Uniti;
- Vestiti. Anzi no, scarpe. Macché scarpe! Borse, è ovvio.

5 cose che mi piacciono e che potrò ancora permettermi anche con l'Austerity:
- Leggere;
- Parlare;
- Prendere il sole;
- Sbaciucchiare mio figlio (ma sta crescendo, quindi mi sa che a breve finirà);
- Quello che state pensando (e anche questa un giorno finirà, ma un giorno mooolto lontano).

5 cose che vi suggerisco di fare subito per sentirvi meglio:
- Andate all'Ikea. Io ci sono stata oggi, tutto costa pochissimo e vi trattano bene. Al ristorante hanno perfino le lasagne senza glutine;
- Apritevi un blog. Non costa una mazza e potete sfogarvi e farvi belli con gli amici;
- Datevi al jogging. Mantiene in forma a tutte le età, è gratis e vi fa scoprire un sacco di angoli inediti della città;
- Riciclate. Buttare via è uno spreco, comprare, una parolaccia. C'è senz'altro qualcuno che ha bisogno di una cosa che a voi non serve più. E viceversa.
- Vedetevi con un amico/amica. Resta la migliore forma di intrattenimento. E anche questo, per fortuna, è a costo zero.

Foto Flickr.

3 commenti:

Leonaltro ha detto...

Mi spiace fare il delatore, ma a giudicare dal suo status su facebook, Claudio non sembra aver colto la piacevolezza del suggerimento n°1 :-)

marta ha detto...

Sì, ci sarebbe il trascurabile dettaglio che ho pagato io (più di mille euro), ma poi tocca a lui montare...

Claudio ha detto...

Ti riferisci al suggerimento numero 5?